Quattro indizi su quattro partite costituiscono una prova. Il Milan ha dimostrato una tendenza costante: rimettere in piedi le partite, o comunque portarle a proprio favore, solo nella ripresa e grazie alla forza dei cambi. Questo schema premia le scelte del tecnico, ma solleva una domanda.
Si tratta di un allenatore fenomenale nell’azzeccare le sostituzioni o di un tecnico che fatica a definire l’undici di partenza? La questione è complessa, perché affidarsi costantemente ai subentrati per dare un senso compiuto alle gare appare in prospettiva come un limite evidente.
Per comprendere le scelte di Rúben Amorim, è utile ricordare una sua dichiarazione. “Voglio che l’idea di calcio sia collettiva, in modo da avere diversi interpreti per ogni ruolo”, ha spiegato, sottolineando la necessità di utilizzare più giocatori senza stravolgere il gioco quando qualcuno entra dalla panchina. L’allenatore portoghese punta ad avere almeno due giocatori intercambiabili per posizione, in modo che il sistema non risenta dei singoli.
È il cosiddetto “integralismo” tattico di Amorim, la volontà di non derogare mai dal proprio credo, adattando i giocatori a disposizione. Un approccio che in passato gli ha creato problemi, ma che definisce il suo metodo di lavoro e la sua visione a lungo termine.
Tornando ai quattro indizi, la risposta al dilemma sembra pendere verso la seconda ipotesi: l’errore nelle scelte iniziali. Lo stesso tecnico, dopo l’ultima gara, ha ammesso di aver capito dopo pochi minuti che la squadra non era in partita come avrebbe dovuto.
Amorim ha affermato di aver realizzato in meno di dieci minuti che la prestazione non era all’altezza della settimana precedente. Un’ammissione coraggiosa che, implicitamente, conferma una valutazione errata su chi schierare dall’inizio.
Alcune scelte si sono infatti rivelate palesi correzioni di errori iniziali, come già accaduto nelle uscite precedenti. Il rovescio della medaglia, però, è estremamente positivo: il tecnico ha dimostrato grande capacità nel correre ai ripari e la consapevolezza di avere a disposizione una rosa profonda, in grado di offrire soluzioni decisive dalla panchina.




