Prestiti, interessi e debiti moltiplicati: in quattro sotto inchiesta per usura

Contestati 8.400 euro su un debito di 2.720 e quaranta versamenti, per complessivi 2.400 euro, a fronte di una somma iniziale di 500 euro

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AVERSA – Avrebbero concesso prestiti chiedendo la restituzione di somme superiori al denaro erogato. È l’ipotesi al centro di un’indagine che coinvolge Domenico Pagliuca, 30 anni, Michele Menditto, 46 anni, e Caterina Sfoco, 42 anni, tutti di Aversa, e Luigi Vicario, 52 anni, di Casaluce.

Secondo l’accusa, i fatti contestati sarebbero avvenuti ad Aversa, in periodi compresi tra agosto 2020 e novembre 2025. Agli indagati viene attribuita, a vario titolo, la richiesta di interessi o altri vantaggi ritenuti usurari.

La Procura, con il pm Mario Lojodice aveva chiesto per tutti e quattro gli arresti domiciliari. L’istanza, depositata il 9 giugno scorso, è stata tuttavia respinta dal giudice per le indagini preliminari Vincenzo Saladino. Il gip, allo stato degli atti, non ha ritenuto sussistente un quadro indiziario sufficientemente grave da giustificare la misura cautelare.

La denuncia e l’inizio dell’indagine

Il procedimento è nato dalla denuncia presentata il 24 novembre 2025 al commissariato di pubblica sicurezza di Aversa da un uomo che avrebbe raccontato di essere precipitato in una grave crisi economica. Le difficoltà sarebbero iniziate dopo la diagnosi di un tumore al padre, che non avrebbe più potuto lavorare.

Il denunciante avrebbe quindi dovuto sostenere le spese mediche e familiari, il pagamento dell’affitto e gli obblighi di mantenimento nei confronti della figlia e dell’ex moglie. Non riuscendo più a far fronte alle necessità con il proprio stipendio, si sarebbe rivolto autonomamente a Pagliuca, ai coniugi Menditto-Sfoco e a Vicario. Agli investigatori ha escluso di essere stato indirizzato dall’uno all’altro.

Le somme contestate

A Domenico Pagliuca viene contestato di avere preteso 8.400 euro nell’arco di un anno a fronte di un debito complessivo indicato in 2.720 euro. Il denunciante ha riferito anche di un meccanismo definito ‘salta la rata’: quando non riusciva a pagare l’importo concordato, avrebbe dovuto versare comunque una somma che non veniva sottratta dal capitale dovuto.
Michele Menditto e Caterina Sfoco sono accusati, in concorso tra loro, di avere ricevuto complessivamente 2.400 euro attraverso quaranta versamenti mensili, a fronte di un prestito originario di 500 euro. Ai coniugi vengono attribuiti anche altri rapporti di prestito con tre persone, sviluppatisi tra il 2020 e il 2025.

Luigi Vicario, invece, avrebbe prestato mille euro concordando la restituzione di 1.500 euro nel mese successivo oppure il pagamento periodico di interessi fino all’estinzione del debito.

Secondo il racconto della persona offesa, le consegne e le restituzioni del denaro sarebbero avvenute prevalentemente in contanti. Gli appuntamenti sarebbero stati organizzati attraverso telefonate e conversazioni su WhatsApp. Il denunciante ha parlato anche di presunte pressioni e minacce, riferendo di avere temuto possibili ritorsioni. Nei confronti dei coniugi Menditto-Sfoco, tuttavia, aveva riferito soltanto pressioni e telefonate dai toni accesi, escludendo minacce o aggressioni fisiche.

Perché il gip ha respinto la richiesta

Per Pagliuca, il giudice ha osservato che le conversazioni, pur contenendo espressioni apparentemente allarmanti, erano inserite in uno scambio caratterizzato da un linguaggio acceso utilizzato da entrambi gli interlocutori. Nei messaggi non comparirebbero inoltre riferimenti all’entità degli interessi o alle modalità di pagamento descritte nella denuncia. Il gip ha evidenziato anche alcune incongruenze nel racconto della persona offesa e l’assenza di ulteriori riscontri autonomi. Il padre del denunciante, presente al momento in cui sarebbe nato il rapporto, avrebbe inoltre dichiarato che il prestito era stato concordato senza interessi.

Per Vicario mancherebbero chat, documenti o altri elementi provenienti direttamente dall’indagato capaci di confermare le condizioni economiche indicate dal denunciante. Gli accertamenti dimostrerebbero l’esistenza di un rapporto di credito, ma non consentirebbero di stabilire autonomamente se e in quale misura fossero stati pattuiti interessi usurari.

Quanto a Menditto e Sfoco, il gip ha rilevato l’esistenza di almeno cinque operazioni di prestito, modalità organizzate di riscossione e una contabilità delle posizioni debitorie. Nel rapporto con il denunciante, tuttavia, la documentazione acquisita confermerebbe versamenti per soli 290 euro, a fronte dei 2.400 euro dichiarati.

Per gli altri prestiti contestati, i tassi ricostruiti risulterebbero inferiori alle soglie previste dalla legge oppure non interamente documentati. Secondo il giudice, la condotta dei coniugi potrebbe al più far ipotizzare un’attività abusiva di concessione di finanziamenti, ma mancherebbero elementi sufficienti a dimostrarne il carattere abituale e sistematico.
Il gip ha quindi concluso che gli elementi raccolti non raggiungono, allo stato, il livello di gravità indiziaria necessario per applicare una misura cautelare.

Il rigetto degli arresti domiciliari riguarda esclusivamente la fase cautelare e non costituisce una pronuncia definitiva sulle accuse. Con riferimento al rapporto attribuito ai coniugi Menditto-Sfoco, il gip ha indicato la necessità di ulteriori accertamenti, in particolare sull’intera movimentazione della carta prepagata nel periodo 2022-2025 e sui pagamenti che sarebbero avvenuti in contanti. Gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. A comporre il collegio difensivo, i legali Vincenzo Motti e Ciro Iorio.

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