Cocaina nascosta nella macchina del caffè, ma il Tribunale di S. Maria Capua Vetere lo assolve

Durante la perquisizione trovati 38 grammi di droga, sufficienti secondo l’accusa per 198 dosi. Il pm aveva chiesto sei anni e sei mesi, ma la difesa ha dimostrato che la sostanza era stata nascosta prima del ritorno dell’imputato ai domiciliari in città

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Cipullo
Vincenzo Cipullo
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Era finito nuovamente sotto accusa dopo il ritrovamento di cocaina nella sua abitazione, nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha però assolto, accogliendo la ricostruzione proposta dalla difesa.

L’imputato, Enzo Cipullo, 57 anni, era stato arrestato una prima volta nel maggio del 2023 insieme al fratello nell’ambito di un procedimento per droga. In quel processo era stato condannato dalla Corte d’appello a cinque anni e sei mesi di reclusione.

I suoi difensori, gli avvocati Angelo Raucci e Rosario Avenia, avevano successivamente ottenuto la sostituzione della detenzione in carcere con gli arresti domiciliari. La misura era stata inizialmente eseguita fuori regione e, in seguito, trasferita a Santa Maria Capua Vetere.

Dopo il rientro in città, le forze dell’ordine effettuarono una perquisizione nella sua abitazione. All’interno di una macchina per il caffè, tra le cialde, venne trovata sostanza stupefacente. Secondo gli atti dell’accusa, si trattava di 38,2 grammi complessivi di cocaina, 37,6 dei quali netti, con una percentuale di principio attivo del 73 per cento. Dal quantitativo sarebbero state ricavabili 198 dosi medie.

Il ritrovamento fece scattare un nuovo arresto. Secondo la prospettazione accusatoria, la presenza della cocaina in casa avrebbe dimostrato che l’uomo, pur sottoposto ai domiciliari, aveva continuato a detenere droga destinata a un uso non esclusivamente personale.

Nel corso del processo il pubblico ministero ha chiesto la condanna dell’imputato a sei anni e sei mesi di reclusione. Di segno opposto la ricostruzione dei difensori.

Gli avvocati Raucci e Avenia hanno sostenuto che la droga non fosse stata acquistata o nascosta dopo il ritorno di Cipullo a Santa Maria Capua Vetere. La sostanza, secondo la difesa, si trovava nella macchina del caffè già prima del trasferimento dell’uomo fuori regione ed era rimasta per lungo tempo esposta alle intemperie e conservata in condizioni non adeguate.

Un elemento ritenuto compatibile, secondo i legali, con la tesi che lo stupefacente fosse riconducibile alla precedente vicenda giudiziaria e non a una nuova attività avviata durante l’esecuzione dei domiciliari. La difesa ha quindi escluso che il solo ritrovamento potesse dimostrare la prosecuzione dello spaccio dopo il rientro in città.

Al termine della discussione, il giudice Vecchiarelli del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha assolto l’imputato dalla nuova contestazione. Decisiva, dunque, l’assenza di elementi sufficienti a collocare la detenzione della sostanza nel periodo successivo al trasferimento dei domiciliari in città.

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