Retata al Rione Traiano: bunker della droga in via Tertulliano blindato con vedette e telecamere

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Arresti 17 settembre 2026
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NAPOLI – La piazza di spaccio era in un grande scantinato in via Tertulliano al Rione Traiano. I carabinieri hanno piazzato microtelecamere ovunque. Dai filmati hanno raccolto i primi elementi per le indagini. All’alba di ieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 31 persone. L’operazione è stata coordinata dalla D.D.A. e disposta dal G.I.P. del Tribunale partenopeo. Secondo la ricostruzione della Procura, gli arrestati gestivano il rifornimento di droga tra il Rione Traiano, Pianura e Fuorigrotta.

Il procuratore Nicola Gratteri ha sottolineato durante una conferenza stampa il controllo capillare del territorio. Gli investigatori hanno tracciato i ruoli, che gli indagati avrebbero avuto: Massimo De Solda avrebbe avuto il compito insieme ad altri di selezionare prima dell’accesso alla piazza di spaccio gli acquirenti nonché di addetto alla visione sul monitor delle immagini che pervenivano dalle telecamere finalizzate a segnalare l’arrivo delle forze dell’ordine, nonché l’ulteriore compito di consegnare le somme di denaro per gli approvvigionamenti dello stupefacente distribuendole successivamente ai cosiddetti ‘pusher addetti al bilancino’. Luigi Nocera viene indicato tra i partecipi, con il ruolo di ‘pusher addetto al bilancino’. Anche Salvatore Ottiero avrebbe avuto il ruolo di partecipe, con le funzioni di custode della sostanza stupefacente da ricollocare sul mercato all’interno della piazza di spaccio, occultando la sostanza stupefacente presso siti (cosiddetti ‘appoggi’) già confezionati in involucri termosigillati, da far recapitare ai ‘pusher addetti al bilancino’, operanti all’interno del locale adibito a piazza di spaccio. Con l’ulteriore compito di installare e sistemare: un sistema di video-sorveglianza per allertare i pusher e le vedette esterne nel caso di controlli delle forze dell’ordine.

La piazza di spaccio generava circa 450mila euro al mese, con picchi giornalieri di 20 mila euro. Durante il blitz sono stati sequestrati diamanti, un Rolex e 55 mila euro in contanti. La droga veniva custodita altrove e consegnata solo prima della vendita (“just in time”). Le cantine popolari erano usate come bunker monitorati da impianti di videosorveglianza. All’interno dei bunker era consentito anche il consumo diretto per eludere i controlli. L’organizzazione operava H24 con turni da otto ore per pusher, vedette e responsabili. Il gruppo funzionava come una vera holding, con ciascuna piazza affidata a una famiglia, spiegano gli inquirenti.

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