SANT’ANTIMO – Un motorino che si aggira con fare sospetto, uno scambio fugace di denaro e merce, e un tentativo di mimetizzarsi tra i clienti di un bar. Sembrava un pomeriggio come tanti altri nella periferia nord di Napoli, ma l’occhio attento dei Carabinieri ha trasformato una scena di apparente normalità nell’epilogo di un’attività di spaccio che vedeva protagonisti due giovanissimi, uno dei quali minorenne.
L’operazione è scattata nella giornata di ieri in via Saragat, un’arteria stradale di Sant’Antimo da tempo sotto la lente delle forze dell’ordine. I militari della sezione operativa della compagnia di Giugliano in Campania, impegnati in un servizio di controllo del territorio finalizzato proprio al contrasto dello spaccio di stupefacenti, hanno notato uno scooter con a bordo due ragazzi. Alla guida c’era Alessandro Sorvino, 21 anni, volto già noto negli archivi delle forze dell’ordine, e dietro di lui un complice di appena 16 anni.
Il loro procedere a bassa velocità, quasi in attesa, ha insospettito i Carabinieri, che si sono posizionati a distanza di sicurezza per osservarne le mosse. L’attesa non è durata a lungo. Lo scooter si è fermato e un altro giovane si è avvicinato a piedi. Pochi istanti, sufficienti per un rapido conciliabolo e uno scambio: qualcosa è passato dalle mani di Sorvino a quelle dell’acquirente, che si è poi dileguato.
A quel punto, i due pusher si sono rimessi in moto, convinti di aver agito indisturbati. Dopo un breve tragitto, hanno parcheggiato il veicolo ed sono entrati in un bar della zona, forse per contare i proventi della giornata o semplicemente per abbassare la tensione. Non sapevano, però, di essere seguiti. Pochi istanti dopo il loro ingresso, i Carabinieri hanno fatto irruzione nel locale, bloccandoli prima che potessero avere qualsiasi reazione.
La perquisizione personale ha immediatamente confermato i sospetti. Addosso al 21enne non è stato trovato nulla di compromettente, una strategia spesso usata per scaricare le responsabilità penali sul complice più giovane. È stato infatti nel borsello del 16enne che i militari hanno rinvenuto un vero e proprio “kit” da spacciatore: 5 dosi di hashish, 3 di marijuana e una dose di cocaina, un assortimento in grado di soddisfare le richieste di diversi tipi di clienti. Oltre alla droga, il minore nascondeva 50 euro in contanti, somma ritenuta il guadagno delle cessioni appena effettuate, e ben due telefoni cellulari. Un dettaglio, quest’ultimo, che secondo gli inquirenti testimonia un’attività di spaccio ben organizzata, con utenze dedicate esclusivamente a mantenere i contatti con la rete di acquirenti.
Per entrambi sono scattate le manette con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Le loro strade si sono però divise. Alessandro Sorvino, il 21enne, è stato trasferito direttamente nel carcere di Poggioreale, in attesa di giudizio. Il 16enne, invece, è stato condotto al centro di prima accoglienza per minori dei Colli Aminei, a Napoli. L’operazione conferma l’allarmante tendenza che vede giovani e giovanissimi sempre più coinvolti nelle piazze di spaccio dell’hinterland napoletano, manovalanza a basso costo per organizzazioni criminali che sfruttano la loro età per garantirsi l’impunità.











