NAPOLI – L’imponente operazione coordinata dalla Procura, guidata da Nicola Gratteri, ha svelato nei minimi dettagli la capillare ed efficiente macchina organizzativa che gestiva la fiorente piazza di spaccio in via Tertulliano nel Rione Traiano, sfociata nell’esecuzione di trentuno ordinanze di custodia cautelare. Al vertice dell’intera struttura, secondo quanto tracciato dagli inquirenti nelle carte giudiziarie, figurava Antonio Martino, noto con il soprannome di Giò, indicato come il referente strategico per il clan Puccinelli-Petrone. Avrebbe fornito “direttive circa l’attività di spaccio, impartendo disposizioni organizzative circa l’approvvigionamento, il trasporto, la custodia e la vendita di sostanza stupefacente di tipo cocaina all’interno della piazza di spaccio”. Negli atti dell’inchiesta emerge la leadership di Antonio Martino, che si sarebbe consolidata dopo gli arresti di esponenti apicali nel clan. Avrebbe garantito che lo spaccio avvenisse senza ostacoli. Non solo. Anche Raffaele Pezzuti e Maurizio Attanasio avrebbero ricoperto ruoli apicali nel gruppo della ‘34’.
Il bunker di via Tertulliano
Le indagini dell’Arma dei carabinieri si sono concentrate su un vero e proprio bunker blindato situato in via Tertulliano, un covo protetto da una pesante porta d’acciaio ma arredato in modo spartano con pochi mobili essenziali, un monitor di controllo, tavoli da lavoro e sedie. Nonostante la semplicità dell’ambiente, gli investigatori, attraverso l’installazione di microspie e telecamere nascoste abbinate a periodiche e tempestive irruzioni di sorpresa, sono riusciti a documentare un volume d’affari impressionante, capace di fruttare 450mila euro al mese grazie allo smercio ininterrotto e capillare di cocaina.
Antonio Martino e i ‘masti’
Una attività non stop all’interno del locale supervisionata da figure di assoluta fiducia, tra cui spiccano Maurizio Attanasio e Raffaele Pezzuti, accolti dai pusher presenti con l’appellativo di “masti” per sottolinearne l’autorità direttiva. Sempre stando alle intercettazioni dei carabinieri in via Tertulliano, i due si muovevano liberamente nel covo, controllando lo stato della merce, verificando la qualità della sostanza stupefacente e imponendo il cambio del denaro contante ai sottoposti.
Il quadro probatorio ha permesso di delineare una ripartizione dei compiti tra i vari affiliati alla rete. Accanto ai presunti luogotenenti d’area come Attanasio, Daniele Nocera e Pezzuti, operavano i custodi del carico, identificati in Alfredo Tarantino e Salvatore Ottiero, affiancati dagli addetti alla pesatura e al confezionamento attraverso i bilancini di precisione, ruoli che sarebbero stati ricoperti da Luigi Nocera, Pasquale Pisa e Antonio Tarantino. Al sistema di sicurezza del covo davanti ai monitor di videosorveglianza avrebbero partecipato Massimo De Solda, Marco Deviato, Ciro Volonnino, Giuseppe Chiantone e Ivan Liguori, coordinati da una fitta rete di vedette di strada pronte,









