La partita tra Bologna e Torino ha acceso un nuovo dibattito sull’utilizzo della tecnologia nel calcio. L’episodio chiave è avvenuto al minuto 82, quando in area di rigore bolognese l’attaccante granata Gaetano Oristanio ha frenato la sua corsa per sterzare, venendo contrastato da Adam Heggem. L’arbitro Marco Guida, ben posizionato, ha lasciato proseguire l’azione.
Tutte le attenzioni si sono spostate sulla sala VAR, dove l’arbitro Alberto Santoro non ha richiamato il direttore di gara per una revisione al monitor. La decisione ha lasciato perplessi, poiché le immagini televisive hanno mostrato un contatto netto: Heggem, nel tentativo di intervenire, ha colpito con la gamba il piede d’appoggio di Oristanio, spostandolo in modo evidente. La successiva caduta dell’attaccante è apparsa una diretta conseguenza del fallo subito.
La dinamica dell’azione potrebbe aver tratto in inganno l’arbitro in campo, forse indotto a non fischiare dalla caduta ritardata del giocatore del Torino. Tuttavia, il compito del VAR è proprio quello di correggere un “chiaro ed evidente errore”, e le riprese hanno offerto una prospettiva inequivocabile. Il mancato richiamo all’on-field review ha dunque sollevato interrogativi sulla soglia di intervento, che appare sempre più alta.
Questo episodio si inserisce in una tendenza osservata fin dall’inizio del campionato di Serie A. La stagione ha visto una drastica riduzione delle chiamate VAR per le revisioni a bordocampo, con il primo caso registrato solo alla quarta giornata. Se da un lato questa linea favorisce la fluidità del gioco e un aumento del tempo effettivo, riducendo le interruzioni, dall’altro alimenta il rischio che errori palesi non vengano corretti.
L’obiettivo di mantenere la centralità dell’arbitro sul terreno di gioco è condivisibile, così come la volontà di non trasformare il calcio in un videogioco, come sottolineato dal designatore arbitrale Roberto Rosetti. Ciononostante, il silenzio del VAR in occasioni come quella del Dall’Ara rischia di vanificare lo scopo per cui la tecnologia è stata introdotta: aumentare la giustizia delle decisioni e ridurre al minimo gli sbagli decisivi.
La domanda, dunque, rimane la stessa: perché l’intervento di Heggem su Oristanio non è stato considerato un errore meritevole di revisione? Il contatto sembrava possedere tutti i crismi dell’evidenza richiesti dal protocollo. Al termine della gara, il commento laconico dell’allenatore Ignazio Abate ha fotografato la frustrazione generale: “Il rigore non dato? Si commenta da solo”.









