ACERRA – Per 37 anni l’omicidio di Pasquale Di Buono è rimasto senza un presunto esecutore. Era il 10 agosto 1989 quando, intorno alle 20.20, l’uomo venne raggiunto da diversi colpi di fucile e ucciso ad Acerra. Un delitto maturato, secondo gli investigatori, nelle dinamiche della criminalità organizzata dell’epoca.
Ora una frase ascoltata in un’intercettazione e una vecchia licenza dal carcere hanno riaperto quel fascicolo.
Al centro della nuova indagine della Dda di Napoli c’è Giovanni Lombardi, oggi 61 anni. Secondo la Procura, avrebbe organizzato e partecipato all’agguato durante un periodo di sei giorni di licenza dal carcere di Campobasso.
Il gip del Tribunale di Napoli Simona Capasso gli contesta l’omicidio volontario premeditato, aggravato dalla finalità mafiosa e commesso, secondo l’accusa, insieme ad altre persone ancora da identificare.
Di Buono, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe assunto posizioni contrarie alla linea del boss acerrano Cuono Crimaldi. Sarebbe stato proprio quest’ultimo, secondo l’ipotesi accusatoria, a decretarne la morte. Una circostanza che gli investigatori ritengono sia stata successivamente confermata anche da alcuni collaboratori di giustizia.
La sera dell’omicidio Lombardi era fuori dal carcere grazie alla licenza. Secondo la Dda, avrebbe utilizzato quelle ore per raggiungere Acerra e prendere parte all’agguato, prima di tornare a Campobasso.
Il suo rientro risulta registrato alle 21.55, appena un’ora e 35 minuti dopo l’omicidio. Un dato rimasto per anni senza un collegamento concreto con il delitto.
Poi, il 18 novembre 2025, il nome di Lombardi sarebbe riemerso durante un’intercettazione eseguita nell’ambito di un’altra indagine. A parlare era il fratello, all’epoca agli arresti domiciliari per un procedimento relativo a un’estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Secondo gli atti, durante una conversazione avrebbe pronunciato una frase riferita proprio al vecchio omicidio: “Giovanni ha ucciso… in una licenza”.
Da quelle parole sono partiti nuovi accertamenti. Gli investigatori hanno riesaminato gli orari della licenza e il tragitto tra Acerra e Campobasso.
Il 9 luglio è stato effettuato un esperimento giudiziale per verificare se Lombardi avrebbe potuto raggiungere il luogo dell’agguato e tornare in carcere entro l’orario registrato.
La verifica avrebbe indicato un tempo di percorrenza di un’ora e 34 minuti, dato che secondo la Procura sarebbe compatibile con la sequenza degli eventi: l’omicidio alle 20.20 e il rientro di Lombardi alle 21.55.
L’inchiesta prende in esame anche un presunto tentativo di depistaggio. Secondo la Dda, quando Lombardi si trovava successivamente detenuto nel carcere di Isernia, avrebbe promosso un’attività destinata a indirizzare i sospetti verso persone ritenute vicine al clan Nuzzo, allontanando l’attenzione dai mandanti e dagli esecutori dell’agguato.
Una frase intercettata oltre trent’anni dopo, una licenza dal carcere e una verifica sui tempi di percorrenza sono così diventati gli elementi attraverso i quali gli investigatori hanno riletto quella sera del 10 agosto 1989.
Giovanni Lombardi è accusato di omicidio volontario premeditato aggravato dalla finalità mafiosa. La Procura sostiene che abbia agito insieme ad altri soggetti ancora da identificare.






