Il mondo del calcio italiano ha perso una delle sue figure più iconiche. Sandro Mazzola si è spento all’età di 82 anni, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore dei tifosi dell’Inter e di tutti gli appassionati. Figlio del leggendario Valentino, ha saputo costruire una carriera straordinaria, diventando un simbolo indiscusso del club nerazzurro e della Nazionale.
La sua storia professionale è legata a doppio filo all’Inter, l’unica squadra per cui ha giocato. Dal suo esordio nel 1961 fino al ritiro nel 1977, ha indossato la maglia nerazzurra 565 volte, segnando 160 gol e diventando il faro della “Grande Inter” di Helenio Herrera. Con quella formazione ha conquistato quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali.
Anche il suo percorso in Nazionale è stato memorabile, sebbene segnato dall’eterna rivalità con Gianni Rivera. La loro celebre “staffetta” raggiunse il culmine durante i Mondiali di Messico 1970, una scelta tattica che divise l’Italia e che resta uno dei dibattiti più famosi del nostro calcio. Quell’avventura si concluse con la sconfitta in finale contro il Brasile di Pelé e per Mazzola con un bilancio di 70 presenze e 22 reti.
Dietro il campione si nascondeva un uomo dalla storia complessa. Rimasto orfano a sei anni nella tragedia di Superga, in cui perse il padre, ha vissuto un’infanzia segnata dal dolore. Insieme al fratello Ferruccio si è trovato al centro di una contesa per l’affidamento, un episodio che ha definito un “rapimento del cuore” e che ha superato con incredibile forza d’animo.
Il suo legame con Milano andava oltre il rettangolo di gioco. Un aneddoto su tutti lo testimonia: in casa conservava un pezzo di marmo del Duomo, donatogli durante i lavori di restauro come simbolo del suo essere parte della città. Non solo calcio, però: Mazzola nutriva una profonda passione per il basket, sport che rappresentava una via di fuga dalle pressioni del mondo del pallone.
Dopo aver appeso le scarpe al chiodo, il suo legame con l’Inter è proseguito in veste dirigenziale per molti anni. Sandro Mazzola è stato più di un fuoriclasse: ha rappresentato un’idea di calcio fondata sulla fedeltà, sul talento e sull’eleganza. La sua celebre finta, il suo scatto bruciante e la sua visione di gioco hanno ispirato intere generazioni di calciatori.
Con la sua scomparsa, se ne va non solo un campione, ma un pezzo di storia del Paese. Il “Baffo”, come era affettuosamente soprannominato, lascia un’eredità fatta di successi e di grandi valori umani, un esempio di sport e di vita.





