Bisseck: ‘Voglio la Champions League con l’Inter’

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Cronache sport calcio
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Dal palco del Festival dello Sport di Trento, Yann Bisseck ha tracciato la rotta per il futuro suo e dell’Inter. Il difensore tedesco non ha usato mezzi termini, fissando l’obiettivo più prestigioso: “In Italia siamo i più forti, ma dobbiamo dimostrarlo ogni settimana. La Champions League è il nostro obiettivo. Vogliamo vincerla”.

Un traguardo che sembrava irraggiungibile solo qualche anno fa, quando la sua carriera ha rischiato di interrompersi. “C’è stato un momento, quando ero in Portogallo al Vitoria Guimaraes, che ho pensato di mollare”, ha confessato Bisseck. “Ero sempre infortunato, pensavo che tutto mi girasse contro”. La svolta è arrivata in Danimarca, all’Aarhus, tappa che gli ha permesso di ritrovare fiducia prima del suo approdo in nerazzurro nel 2023.

La crescita del giocatore è stata costante, basata su una filosofia semplice ma efficace, la “regola dei cinque secondi” insegnatagli dal suo ex allenatore: dopo un errore, hai cinque secondi per liberarti del peso e andare avanti. “Non puoi pensare di essere perfetto. Sbagli, impari, la volta dopo fai meglio”, ha spiegato.

Questo percorso lo ha portato a diventare un elemento importante per l’Inter, con cui ha da poco firmato un rinnovo di contratto fino al 2031. “All’Inter mi sento a casa, mi hanno accolto tutti bene. Sono qui per crescere e imparare”. Tra i compagni, una menzione speciale è andata a Matteo Darmian, definito “una persona speciale e un calciatore che gioca prima con la testa”.

Bisseck ha poi analizzato le differenze tra gli allenatori avuti a Milano, descrivendo Simone Inzaghi come “molto emotivo” e attribuendo a Cristian Chivu il merito di aver preso in mano la squadra in un momento difficile. Le sue prestazioni gli hanno anche aperto le porte della nazionale tedesca, guidata da Jürgen Klopp. “Klopp ha un’energia pazzesca, un’aura impressionante. Quando lui ti parla, tu ti senti meglio”.

Nato a Colonia da genitori camerunesi, il difensore si sente orgoglioso delle sue due anime e ha raccontato di come affronta gli episodi di razzismo: “Nella mia testa non ho spazio per la stupidità”. Da bambino sognava di fare l’attaccante, ispirato dal suo idolo Thierry Henry, mentre come difensore ha preso a modello Varane e Jerome Boateng.

Infine, una riflessione sull’avversario più difficile mai marcato. La scelta è ricaduta senza esitazioni su Erling Haaland: “Tocca pochissimi palloni, pensi di averlo bloccato e invece lui, in un attimo, ti frega”.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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