Ciro Immobile ha annunciato il suo ritiro dal calcio giocato. A 36 anni, l’attaccante di Torre Annunziata ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo dopo un’ultima stagione complicata e un percorso che lo ha visto protagonista con le maglie di Juventus, Pescara, Genoa, Torino, Borussia Dortmund, Siviglia e, soprattutto, Lazio.
La decisione è maturata dalla consapevolezza di non poter più rendere ai massimi livelli, come ha spiegato lui stesso. “Quando una Rolls Royce non corre più come prima, devi arrenderti. Le cose mi riuscivano a metà e poi mettiamoci anche la vanità di non voler lasciare un ricordo non bello di me”. Un atto di onestà intellettuale verso sé stesso e il pubblico. “Ho dato e ricevuto tanto: fermarsi è una questione di rispetto verso te stesso e verso chi ti guarda”.
Il centravanti ha anche parlato del suo addio al club biancoceleste e del rapporto con il presidente Claudio Lotito. “Mi stavano accompagnando alla porta dandomi la mano. Alla fine quella mano l’ho alzata io e sono andato via, ma tra me e Lotito fino alla fine c’è stato un rapporto padre-figlio”. Una separazione consensuale, vissuta con un doppio dispiacere ma ritenuta necessaria. “Ho aperto la porta e ho tolto imbarazzi”.
Tra i tanti allenatori avuti in carriera, un posto speciale è riservato a Simone Inzaghi, definito come il tecnico che gli ha dato di più. “Dal punto di vista umano è unico. Ci siamo frequentati anche con le famiglie”. Un legame profondo che è andato oltre il rettangolo di gioco, cementando un’intesa professionale e personale.
Non sono mancate parole di stima per l’attuale commissario tecnico della Nazionale, Luciano Spalletti. “È stata la scelta migliore. Sa creare gruppo e non arriva a incasinarti la testa”. Ha poi aggiunto, ricordando il trionfo europeo: “La forza era nei tanti giocatori che erano capitani nei loro club. Ora ha convocato i ragazzi, ha dimostrato di avere fiducia e li ha motivati: nessuno si tirerà indietro”.
Guardando al futuro, l’ex bomber non ha nascosto le sue ambizioni. Il suo sogno è quello di intraprendere la carriera da allenatore, con un obiettivo ben preciso. Alla domanda su un possibile futuro sulla panchina azzurra, ha risposto con chiarezza: “Tra dieci anni mi piacerebbe. Ho ancora della strada da fare”. Un nuovo capitolo della sua vita sportiva è pronto per essere scritto.






