L’INTERVISTA. Smarrazzo: “Il campo largo va rafforzato, deve dare risposte ai cittadini”

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Pietro Smarrazzo consigliere regionale
Il consigliere regionale Pietro Smarrazzo
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NAPOLI – Pietro Smarrazzo, consigliere regionale campano di Casa Riformista, rivendica il ruolo dei riformisti nel centrosinistra e invita la maggioranza che sostiene Roberto Fico ad una maggiore attenzione ai bisogni dei territori, a partire dalla sanità. Guarda intanto alle prossime sfide elettorali, dalle politiche alle amministrative di Caserta. È reduce dalla quattordicesima edizione della Leopolda di Firenze, dove ha ricevuto pubblici apprezzamenti da Matteo Renzi.

Dalla convention fiorentina quale indicazione politica porta in Campania? Casa Riformista sta costruendo un progetto nazionale capace di andare oltre le esperienze regionali?

«La Leopolda ha confermato una linea chiara: siamo nel centrosinistra e intendiamo rafforzarlo, rivendicando fino in fondo la nostra identità riformista. Campo largo sì, ma alla tedesca: pochi punti programmatici, impegni precisi, tempi certi e regole condivise. Non basta mettersi insieme per vincere, bisogna sapere come governare. E bisogna tornare a parlare al ceto medio, a chi lavora e paga le tasse. Penso agli insegnanti, agli infermieri, alle forze dell’ordine. La proposta della quattordicesima per queste categorie va esattamente in questa direzione. Noi vogliamo sostenere chi lavora, non limitarci a distribuire sussidi. È questa la sinistra riformista che rivendichiamo.»

Qual è il pregio e quale il limite principale della nuova legge elettorale per le Politiche? Per una forza come la vostra apre spazi di rappresentanza o rende più difficile mantenere un’identità autonoma?

«Il pregio è il recupero, almeno parziale, del rapporto tra eletti e territori. La politica deve tornare a essere politica di prossimità, fatta di persone che conoscono le comunità e rispondono ai cittadini. Il limite è che questo rapporto resta ancora troppo debole. Quanto alla nostra identità, non temo confronti: alle regionali in Campania abbiamo sfiorato il 7 per cento. È la dimostrazione che il riformismo ha un suo elettorato, una sua forza e una sua autonomia politica.»

Alle prossime politiche Casa Riformista correrà con una propria lista o punterà a una formazione comune con altre forze riformiste?

«L’obiettivo deve essere unire, non sommare sigle. Come ha detto Maria Elena Boschi, una lista unitaria sarebbe preferibile, se ci fossero le condizioni. Ma servono idee comuni e una visione politica riconoscibile. Casa Riformista ha una propria identità e non intende disperderla. Guardiamo con interesse a chi, sui territori, lavora per costruire un’area liberale, moderata e riformista. Penso anche all’esperienza di Clemente Mastella. Il punto non è mettere insieme tutti a ogni costo, ma costruire una forza capace di allargare il consenso del centrosinistra.»

In Campania il campo largo governa già: che cosa funziona e che cosa manca perché questa esperienza possa diventare un modello nazionale? La competizione tra le diverse componenti rischia di ripercuotersi sulla maggioranza che sostiene Fico?

«Il campo largo è una risorsa, ma deve funzionare come una coalizione, non come una somma di partiti che si muovono in ordine sparso. Serve maggiore coordinamento tra Regione, consiglieri e territori. Abbiamo chiesto un confronto di maggioranza proprio per individuare insieme le priorità. La prima è la sanità. Penso al polo oncologico e alla situazione dell’ospedale Moscati di Aversa. Parliamo di un presidio che serve un bacino di circa 500mila abitanti, con il secondo Pronto soccorso della Campania per numero di accessi. Mancano posti letto e specialità fondamentali, dalla Neurochirurgia alla Chirurgia vascolare. È già approvato il progetto per una nuova palazzina con otto reparti: bisogna accelerare i lavori e creare le condizioni per il riconoscimento come Dea di II livello. La maggioranza si rafforza dando risposte ai cittadini, non misurando i rapporti di forza tra i partiti.»

Sui finanziamenti per eventi e luminarie, quali criteri devono garantire equilibrio tra Napoli e le altre province? Da consigliere eletto nel Casertano, ritiene che il suo territorio riceva un’attenzione adeguata?

«Apprezziamo lo sforzo della Regione per sostenere turismo e cultura, ma i criteri di distribuzione delle risorse vanno migliorati. Caserta ospita la Reggia, un patrimonio di richiamo internazionale, eppure alla provincia sono stati assegnati solo 480mila euro. Intendiamoci, non è una guerra tra territori, né una polemica con Napoli o le aree interne che è giusto supportare. È una questione di equità e di opportunità di sviluppo. Non credo si possa puntare l’indice sui criteri adottati, ma sui pesi assegnati a ciascun parametro, sì. Chiediamo che nei prossimi provvedimenti si tenga maggiormente conto della capacità attrattiva dei territori. Caserta non chiede privilegi, ma di poter competere ad armi pari.»

Come vi state preparando alle amministrative nei maggiori centri? Il percorso avviato a Caserta con i Popolari socialisti Liberali sarà replicato altrove e con quali criteri sceglierete alleati e candidati sindaco?

«A Caserta stiamo costruendo un progetto politico ambizioso, non una semplice lista elettorale. L’intesa con i Popolari Socialisti Liberali di Romolo Vignola ha suscitato grande entusiasmo: riceviamo adesioni, telefonate, disponibilità a impegnarsi. Vogliamo mettere in campo una lista forte, con un programma serio per la città, e puntiamo a essere la prima forza politica della coalizione. Per questo rivendicheremo anche la candidatura a sindaco. Naturalmente ci siederemo al tavolo del centrosinistra per trovare una sintesi, ma senza rinunciare alle nostre ambizioni. Anche negli altri comuni partiremo da programmi, persone credibili e radicamento territoriale. Il riformismo non può accontentarsi di fare da comparsa: deve assumersi la responsabilità di guidare.»

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