L’attaccante del Como Assane Diao ha subito un nuovo infortunio durante la trasferta europea a Rotterdam. Si tratta dell’ennesimo stop per il talentuoso giocatore, la cui carriera sul Lario è stata finora segnata da una notevole fragilità fisica. In quasi due stagioni con la maglia del Como, Diao è rimasto lontano dal campo per un totale di 223 giorni, saltando ben 25 partite di campionato.
La serie di problemi fisici è iniziata nell’aprile del 2025, proprio quando l’attaccante stava vivendo il suo miglior momento dal punto di vista realizzativo, con otto gol e un assist nelle prime quindici presenze in Serie A. Una frattura del quinto metatarso del piede destro lo ha costretto a un primo stop di 68 giorni, facendogli concludere la stagione con cinque giornate di anticipo.
Poco dopo il suo rientro, il giocatore ha subito una ricaduta allo stesso piede, rimanendo fermo per altri 57 giorni. La sua storia clinica recente include anche un problema al bicipite femorale e una successiva lesione che lo ha tenuto fuori per undici giornate di campionato. A questo si aggiunge un risentimento muscolare registrato lo scorso marzo, prima dell’ultimo incidente avvenuto al De Kuip.
Questi continui interrogativi sulla sua tenuta fisica rappresentano un problema significativo per l’allenatore Cesc Fabregas, che ha sempre considerato Diao un elemento fondamentale per la squadra. La sua assenza peserà notevolmente, dato che l’attaccante è attualmente il secondo miglior giocatore del campionato per dribbling riusciti e si colloca al quinto posto tra gli Under 22 dei principali campionati europei in questa specialità.
Sostituire un giocatore con queste caratteristiche non sarà semplice, ma una possibile soluzione potrebbe arrivare dall’interno della rosa. Lo stesso Fabregas, alla vigilia della partita di Rotterdam, ha espresso fiducia nel recupero di un altro giovane talento.
“Una delle migliori notizie è il recupero di Addai, è un giocatore molto promettente”, ha dichiarato il tecnico. “Prima dell’infortunio era in crescita costante e ha un grande potenziale. Ora deve riprendere a giocare, può dare una grossa mano alla squadra”. Il reinserimento di un atleta reduce da un lungo stop di sette mesi richiederà tempo, ma rappresenta una delle principali opzioni a disposizione dello staff tecnico per gestire l’emergenza.




