Erik ten Hag ha rotto un lungo silenzio, scegliendo le colonne del magazine The Athletic per raccontare la sua verità su uno dei divorzi più discussi del calcio recente: quello con Cristiano Ronaldo ai tempi del Manchester United. Le sue parole, dure e dirette, hanno delineato il profilo di un rapporto professionale ormai insanabile.
L’accusa principale mossa dal tecnico olandese è stata quella di tradimento. “Ha tradito me e ha tradito la squadra, perché avevamo pianificato tutto insieme”, ha sottolineato Ten Hag, rivelando un retroscena significativo. Prima del suo arrivo ufficiale a Old Trafford, si era recato personalmente in Portogallo per incontrare il giocatore, illustrargli i suoi progetti e il ruolo centrale che intendeva affidargli. Un piano naufragato quasi subito.
Il cuore del problema, secondo l’allenatore, risiedeva nella condizione atletica del fuoriclasse. “Gli ho detto più volte: ‘Ronnie, tutti qui vogliono lavorare per te e metterti nelle condizioni giuste per segnare, ma se non arrivi in area non puoi fare gol’. Semplicemente, non era più in grado di farlo”. Questa incapacità di occupare gli spazi decisivi in attacco rappresentava un ostacolo insormontabile per la sua visione di gioco.
Ten Hag ha poi affrontato il tema del pressing, un suo marchio di fabbrica. “È sbagliato dire che mi aspettassi che facesse un pressing continuo, ma il punto è che non correva affatto, né in fase di possesso palla né senza. E il motivo era chiaro: non si era preparato a dovere”. La scarsa preparazione estiva ha compromesso fin dall’inizio qualsiasi possibilità di integrazione tattica nel sistema ad alta intensità richiesto.
Il racconto si è fatto ancora più duro quando ha toccato l’atteggiamento del giocatore durante gli allenamenti. Secondo Ten Hag, il portoghese invitava i compagni a non dare il massimo: “Diceva agli altri giocatori: ‘Risparmiate le gambe in allenamento'”. Un comportamento che l’allenatore ha definito deleterio per la cultura del lavoro del gruppo. “Capisco un simile consiglio se sei in perfetta forma, ma per arrivarci bisogna allenarsi con costanza e intensità”.
La conclusione del tecnico è stata quella di un uomo che ha dovuto anteporre la logica e il bene del collettivo al prestigio del singolo. “Ho dovuto prendere una decisione razionale. Ovviamente è uno dei migliori della storia del calcio e lo rispettavo moltissimo, ma ogni squadra di alto livello deve accogliere il suo miglior giocatore, a patto che questo lavori per la squadra”. Una filosofia che ha portato all’inevitabile e clamorosa rottura.





