Franck Haise, tecnico del Rennes, si prepara a sfidare la Juventus in Europa League, portando con sé un bagaglio di metodi e passioni che lo rendono una figura unica nel panorama calcistico. Nella scorsa stagione ha guidato il Lens a un sorprendente secondo posto in Ligue 1, valorizzando attaccanti come Loïs Openda. Il tecnico francese è un personaggio poliedrico, le cui conoscenze spaziano in discipline lontane dal calcio ma che applica per trovare soluzioni creative.
La sua carriera da allenatore è iniziata nella stagione 2003-04, quando ha accettato l’incarico di allenatore-giocatore allo Stade Mayennais. Per un anno si è diviso tra campo e panchina, ma la decisione di appendere gli scarpini al chiodo è arrivata in modo insolito: durante l’intervallo di una partita, quando ha preso coscienza di non poter più sostenere i ritmi da calciatore e ha scelto di dedicarsi solo alla guida tecnica.
Questa profonda consapevolezza di sé è riemersa anche anni più tardi. Dopo una breve esperienza da traghettatore al Lorient, ha rifiutato l’offerta del club di continuare fino a fine stagione, ammettendo con onestà alla dirigenza di non sentirsi ancora pronto per un incarico di quel livello. Ha preferito così ripartire dalla seconda squadra del Lens.
Proprio al Lens è arrivata la sua consacrazione. Promosso in prima squadra dopo tre anni, ha costruito un percorso di crescita che è culminato con lo straordinario secondo posto nel campionato 2022-2023. Un risultato che ha permesso al club di tornare in Champions League dopo 21 anni e che ha visto l’esplosione di Loïs Openda, autore di 21 reti stagionali sotto la sua guida.
Il grande interesse che Haise affianca al suo lavoro è lo yoga, disciplina da cui ha ereditato un’attenzione particolare per la meditazione e la forza mentale. Ha spesso proposto sessioni di yoga ai suoi calciatori per allenare aspetti spesso trascurati, come la respirazione e la percezione del proprio corpo. “Pratico yoga da anni e lo considero utile ai giocatori per focalizzarsi”, ha affermato in un’intervista.
Ai tempi del Lens, aveva anche ottenuto la presenza di una psicologa a disposizione della squadra, pur senza imporne l’utilizzo. “Non obbligo nessuno, ma noto che torna utile per un buon 90% dei giocatori”, aveva spiegato. Nel tempo libero, infine, coltiva una grande passione per i vini, che considera la sua principale via di fuga dal mondo del calcio e che, in un’altra vita, lo avrebbe forse portato a diventare sommelier.






