MARCIANISE – Sanguinari. Protagonisti di una faida che aveva trasformato la città in un territorio di guerra, imponendo di fatto il coprifuoco. Ma i Belforte sono stati anche espressione di una mafia imprenditoriale, capace di affiancare alle attività criminali la penetrazione nell’economia legale. Una vocazione che, secondo la Procura di Napoli, sarebbe sopravvissuta alla stagione più violenta della cosca, trovando nuovi spazi negli appalti e nell’edilizia.
Uno dei possibili sbocchi sarebbe stato rappresentato dai cantieri dell’Alta velocità Napoli-Bari, attraverso i rapporti che gli inquirenti attribuiscono all’imprenditore Dante Salzillo. Una ricostruzione che, però, non ha superato il vaglio del gip sul versante mafioso. Il giudice Federica Girardi ha respinto le richieste cautelari legate alle contestazioni di associazione mafiosa e concorso esterno, disponendo per Salzillo una misura soltanto in relazione alle ipotesi di corruzione. La Dda, con il pm Henry John Woodcock, ha impugnato la decisione davanti al Tribunale del Riesame.
In attesa della pronuncia, gli atti investigativi consentono di approfondire un altro capitolo: quello delle presunte attività imprenditoriali (che vanno oltre i cantieri della Tav) di Camillo Belforte, figlio del capoclan Domenico, conosciuto come Mimì ‘e Mazzacane, al quale la Procura attribuisce un ruolo nell’organizzazione mafiosa. A parlarne è Giovanni Buonanno, l’ultimo, in ordine cronologico, dei collaboratori di giustizia provenienti dalla cosca. Nel verbale del 12 ottobre 2022, il pentito descrive alcuni lavori edili che sarebbero stati gestiti da Camillo Belforte attraverso un’impresa a lui riconducibile.
Buonanno racconta che tra i cantieri figuravano interventi in appartamenti a San Nicola la Strada e lavori presso una discoteca situata lungo viale Carlo III. Il collaboratore sostiene inoltre di aver partecipato personalmente ad alcune di quelle attività attraverso la propria società.
Il riferimento è significativo perché, nella ricostruzione del pentito, Camillo Belforte non si sarebbe limitato a frequentare ambienti imprenditoriali, ma avrebbe avuto un ruolo diretto nell’organizzazione di lavori edili, servendosi di una struttura societaria. Resta naturalmente da verificare in sede giudiziaria l’effettiva consistenza delle attività descritte e la loro eventuale riconducibilità a interessi mafiosi.
Le dichiarazioni di Buonanno riguardano quindi un settore diverso da quello dei grandi appalti ferroviari: l’edilizia privata, con interventi negli immobili residenziali e in un locale destinato all’intrattenimento. Un ulteriore tassello del quadro che gli investigatori hanno tentato di ricostruire sui rapporti tra la famiglia Belforte e il tessuto economico del territorio.
Su Camillo Belforte, tuttavia, il gip non ha accolto la richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura per associazione mafiosa. Nella valutazione del giudice pesa anche la mancanza di elementi sufficientemente attuali a dimostrare il ruolo che l’indagato avrebbe ricoperto nell’organizzazione.
L’ordinanza richiama, tra gli altri elementi, i festeggiamenti organizzati a Marcianise nel 2017 in occasione della sua scarcerazione, con tanto di fuochi d’artificio. Un episodio ritenuto indicativo della rilevanza sociale della sua figura in quel periodo, ma non sufficiente, secondo il gip, a dimostrare l’attuale esistenza del clan e il ruolo eventualmente ricoperto oggi da Camillo Belforte.
La posizione di Salzillo, intanto, ha registrato un successivo aggravamento. L’imprenditore, inizialmente ai domiciliari, è stato trasferito in carcere per le presunte violazioni delle prescrizioni, avendo comunicato con il coindagato Giandomenico Colella, coinvolto nel capitolo relativo alla corruzione e successivamente sottoposto agli arresti domiciliari.
Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia costituiscono elementi dell’indagine, non accertamenti definitivi. Tutti gli indagati devono considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza irrevocabile di condanna.
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