CASAPESENNA – In principio dovrebbero essere luoghi di rieducazione e reinserimento sociale. Nella realtà, però, le carceri possono trasformarsi anche in posti dove consolidare vecchi rapporti criminali, stringere nuove conoscenze e continuare a raccogliere informazioni sugli affari che si muovono all’esterno. È quanto emerge dalle dichiarazioni di Nicola Inquieto, imprenditore condannato per mafia per aver reinvestito in Romania capitali riconducibili al clan dei Casalesi.
Inquieto, oggi collaboratore di giustizia, è tra coloro che hanno chiamato in causa Giuseppe Diana, genero di Elvira Zagaria, già ritenuto colpevole in secondo grado per associazione mafiosa e recentemente finito in carcere insieme al fratello Raffaele e ad Antonio Esposito nell’inchiesta della Dda di Ancona sulle presunte infiltrazioni camorristiche negli appalti della ricostruzione post terremoto nelle Marche.
Nicola Inquieto, detenuto dal 2018, avrebbe continuato a ricevere informazioni su vicende imprenditoriali anche molto recenti. E alcune di queste sono finite nell’ordinanza cautelare dell’operazione ‘Ricostruzione’ che ha colpito i Diana.
Il collaboratore ha raccontato che nel 2023, mentre si trovava nel carcere di Augusta, avrebbe utilizzato un telefono cellulare introdotto abusivamente per mantenere i contatti anche con Giovanni Puca, imprenditore di Cesa, estraneo all’inchiesta e suo conoscente di lunga data.
Puca, stando al narrato del pentito, gli avrebbe parlato di alcuni lavori di demolizione eseguiti a Firenze dalla propria impresa, la GP Costruzioni, per conto della Mira Costruzioni, società che avrebbe ricondotto alla disponibilità di Giuseppe Diana. La commessa avrebbe avuto un valore iniziale di circa 60mila euro, ma sarebbe sorta una controversia sui pagamenti.
Secondo il racconto dell’ex affiliato, Puca si sarebbe rivolto proprio a lui per cercare di risolvere la questione. Inquieto gli avrebbe suggerito di far sapere a Diana di essere un suo amico, convinto che quel nome potesse avere un certo peso. Il tentativo, però, non avrebbe prodotto il risultato sperato.
Le dichiarazioni hanno trovato alcuni riscontri documentali negli accertamenti della guardia di finanza. Gli investigatori hanno verificato l’esistenza delle società, delle fatture relative al cantiere fiorentino e di un pagamento complessivo di 40mila euro, dopo una nota di credito da 20mila euro. Riscontri che confermano gli elementi commerciali della vicenda, senza dimostrare automaticamente tutte le circostanze riferite dal collaboratore.
Ma non è l’unico episodio raccontato da Inquieto. Il pentito ha riferito anche di un colloquio avvenuto durante la detenzione nel carcere di Secondigliano con Giuseppe Garofalo ‘o marmular, esponente della famiglia legata alla fazione Zagaria dei Casalesi.
Secondo quanto dichiarato, Garofalo gli avrebbe confidato che, dopo gli arresti che avevano colpito la famiglia, sarebbe stato proprio Giuseppe Diana a occuparsi delle attività economiche precedentemente gestite dai Garofalo, in particolare nel settore delle scommesse e delle slot machine.
Un racconto che gli inquirenti collegano anche a precedenti accertamenti giudiziari sul ruolo attribuito a Diana nella gestione degli interessi economici del gruppo criminale.
Due episodi distinti, avvenuti a distanza di anni, ma accomunati da un elemento: la circolazione di informazioni sugli affari esterni all’interno degli istituti penitenziari. Nel primo caso attraverso un presunto cellulare abusivo, nel secondo mediante il contatto diretto tra detenuti.
Le dichiarazioni di Inquieto sono ora parte del materiale investigativo utilizzato per ricostruire il presunto sistema di infiltrazione negli appalti della ricostruzione marchigiana, che secondo l’accusa avrebbe consentito a imprese riconducibili ai Diana di ottenere lavori attraverso società intestate a prestanome, aggirando i controlli antimafia.
L’inchiesta è ancora nella fase cautelare e le responsabilità contestate dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie. Per tutti gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
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