VILLA LITERNO – Non un’estorsione consumata, ma solo tentata. Con questo cambio di imputazione, la sesta sezione della Corte d’appello ha alleggerito la sentenza di condanna, rispetto a quella di primo grado, incassata dal boss Raffaele Della Volpe e da altri quattro imputati. I giudici partenopei hanno inflitti al mafioso 4 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione. Francesco Saverio Pirozzi, invece, ha ottenuto 4 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione. Pena più bassa per Sebastiano Iannone, che ha avuto 3 anni, 8 mesi e 20 giorni di carcere. Luciano Esposito ,che ha concordato la pena con la procura generale, ha ottenuto 4 anni, 6 mesi e 20 giorni.
ll tema principale dell’attività investigativa che ha innescato il processo è una presunta estorsione da 100mila euro contestata dalla Dda di Napoli. Tale condotta deriverebbe da un prestito di 45mila euro che Iannone avrebbe fatto a due imprenditori. Quella cifra sarebbe stata utilizzata per iniziative edilizie a Venezia, al termine delle quali i due uomini d’affari avrebbero dovuto restituirla al liternese con un incremento di 55mila euro, configurando così un prestito a strozzo. Le vittime, però, avevano riscontrato difficoltà economiche, non riuscendo più a restituire a Iannone la somma richiesta.
A questo punto, sostiene la Dda di Napoli, il liternese avrebbe chiesto alle vittime di cedergli gratuitamente un negozio che avevano acquistato a Venezia, come saldo del debito. Di fronte al loro rifiuto, l’indagato, stando a quanto emerso dall’inchiesta dei carabinieri di Casal di Principe, avrebbe chiesto aiuto a Della Volpe per costringere i due a versargli i 100mila euro pattuiti. Nel collegio difensivo gli avvocati Nicola Marino, Gaetano Laiso, Mario Griffo, Mirella Baldascino e Massimo D’Errico.


















