MARANO – Dall’ipotesi iniziale di un incidente stradale alla ricostruzione di un inseguimento culminato in un investimento mortale. La Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha condannato Aurelio Taglialatela a 17 anni e un mese di reclusione per la morte di Corrado Finale, il giovane travolto da un’auto a Marano nel settembre 2024. I giudici hanno confermato la qualificazione del fatto come omicidio volontario, riducendo di tre mesi la pena inflitta in primo grado. Confermata anche la responsabilità per il tentato omicidio di Umberto Galdiero, che viaggiava sullo scooter insieme alla vittima. La sentenza è stata pronunciata a mezzogiorno.
La vicenda si consumò in via Del Mare. In un primo momento l’impatto tra l’automobile e il ciclomotore sul quale si trovavano i due giovani venne considerato un incidente. Le indagini dei carabinieri fecero però emergere uno scenario ben diverso: secondo la ricostruzione accusatoria, l’auto avrebbe inseguito lo scooter prima di travolgerlo, provocando la morte di Finale e mettendo in pericolo la vita di Galdiero. All’origine dell’aggressione ci sarebbe stata una questione sentimentale: una presunta relazione tra Galdiero e la sorella dell’imputato, che Taglialatela non avrebbe accettato. Una ricostruzione che ha portato a contestare non un tragico sinistro, ma un deliberato investimento.
I familiari di Corrado, costituiti parte civile con gli avvocati Adriano Cafiero e Arianna Mocerino, hanno accolto con soddisfazione la decisione. I legali hanno sottolineato la conferma dell’omicidio volontario e del tentato omicidio, evidenziando che non è stata riconosciuta la provocazione, punto centrale della tesi difensiva. “Nessuno mi restituirà Corrado”, ha detto la madre Assunta, aggiungendo di non aver mai ricevuto dall’imputato una richiesta di perdono e auspicando che la pena venga scontata interamente.


















