NAPOLI – Una lite scoppiata per futili motivi a bordo di un treno della Cumana si è trasformata in un episodio di sangue all’altezza della stazione di Pianura, in via Pablo Picasso. Due ragazzi di origine egiziana, di 16 e 17 anni, entrambi ospiti di una comunità di accoglienza, sono stati accoltellati intorno alle 20 di lunedì sera dopo essere scesi dal convoglio. Ad avere la peggio è stato il 17enne, colpito da un fendente all’addome e ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale San Paolo di Fuorigrotta, dove resta sotto stretta osservazione medica. Il connazionale di 16 anni ha riportato ferite da taglio alla schiena ed è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Antonio Cardarelli, ma non è in pericolo di vita.
Sul luogo dell’aggressione sono intervenuti gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale della Questura per effettuare i rilievi tecnici ed eseguire i primi riscontri. I poliziotti hanno provveduto a delimitare l’area del ferimento, raccogliere le testimonianze dei presenti e scattare immagini utili a ricostruire l’esatta dinamica del violento parapiglia. Solo uno dei due minori feriti è stato al momento in grado di rendere dichiarazioni agli investigatori per fornire dettagli sui momenti immediatamente precedenti al ferimento. Le forze dell’ordine stanno ora analizzando minuziosamente i filmati di videosorveglianza della linea Eav e delle stazioni limitrofe per risalire all’identità del gruppo di aggressori in fuga.
Il violento raid ha riacceso l’allarme sulla violenza giovanile, che attraversa i quartieri dell’area occidentale della città e non solo. Pochi giorni fa un 16enne era stato accoltellato alla schiena in piazza Vanvitelli al Vomero, dopo essere stato aggredito da una babygang. Cosa sta succedendo e quali le soluzioni? “Dalla morte di mio figlio pensavo che fosse tutto finito. Che questi ragazzi non impugnassero più le armi. Ma non è così. Assistiamo a vicende simili quasi ogni giorno”. Antonio Maimone è il padre di Francesco Pio Maimone, il diciottenne di Pianura rimasto ucciso sul lungomare nella notte tra il 19 e il 20 marzo 2023. “Da quel giorno penso sempre alla stessa cosa. Non vorrei vedere altri genitori piangere i propri figli”. Come fermare la violenza giovanile? “Servono centri di ascolto, più assistenti sociali e soprattutto le famiglie, per fermare questi ragazzi. Non solo. Credo che servano in parallelo anche interventi ad Alto impatto sul modello Caivano, per far entrare lo Stato nei quartieri difficili e periferici. Questi giovani si sentono abbandonati e vivono ai margini. La presenza dello Stato è fondamentale”.













