CASAL DI PRINCIPE – Beni per oltre 21 milioni di euro sequestrati, sette indagati e un presunto sistema costruito attorno a crediti d’imposta inesistenti, società intestate a prestanome e somme che sarebbero state riciclate attraverso conti italiani ed esteri. Ma l’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e condotta dai Nuclei di polizia economico-finanziaria della guardia di Finanza di Napoli e Bologna è più ampia del provvedimento eseguito lo scorso luglio.
Tra le migliaia di pagine prodotte dagli investigatori emerge anche il nome di Adolfo Ferraro, 32 anni, attuale presidente del consiglio comunale di Casal di Principe. È però necessaria subito una precisazione: Ferraro non figura tra i sette indagati nell’inchiesta sfociata nel sequestro preventivo e neppure tra quelli del procedimento bolognese, collegato sul piano investigativo a quello dell’Antimafia partenopea e culminato, nel maggio 2025, in 29 misure cautelari
Il nome del 32enne compare nella fase iniziale dell’attività investigativa svolta dalle fiamme gialle di Napoli, in relazione ad alcune conversazioni con Franco Cristiano, 42enne di Casal di Principe, indagato – invece – nei due filoni qui esaminati.
In quella fase, gli inquirenti hanno preso in esame un’ipotesi di trasferimento fraudolento di valori relativa a un’automobile. Sulla base del materiale disponibile, tuttavia, tale ricostruzione non risulta essersi tradotta in una contestazione nei confronti di Ferraro.
Il dato, dunque, va collocato nel suo esatto perimetro: si tratta di elementi raccolti nel corso delle indagini, non di un’accusa formalizzata né, tantomeno, di una prova di responsabilità.
Il collegamento tra le due inchieste
Tra il recente sequestro disposto a Napoli e il procedimento bolognese emergono diversi punti di contatto. Uno di questi è rappresentato dalla figura di Franco Cristiano. Secondo la Procura di Bologna, Cristiano e Cipriano Barbato avrebbero promosso e coordinato una struttura piramidale composta da società cartiere, utilizzate per emettere fatture false. L’inchiesta emiliana, relativa a documenti fiscali per circa 38 milioni di euro, ha portato all’applicazione di 29 misure cautelari.
Cristiano, come detto, compare anche nell’indagine della Dda di Napoli sfociata nel sequestro di beni per 21 milioni 86mila 860 euro. In questo secondo procedimento, l’accusa gli attribuisce la gestione operativa della movimentazione e della cessione di crediti fiscali ritenuti inesistenti.
La Procura sostiene che i crediti sarebbero stati generati attraverso società e ditte formalmente intestate a prestanome, poi ceduti a terzi e trasformati in liquidità. Il denaro sarebbe successivamente transitato attraverso conti bancari italiani ed esteri e circuiti finanziari informali, rendendo più difficile la ricostruzione dei flussi. È analizzando i contatti di Cristiano che gli investigatori si sono imbattuti anche nel nome di Ferraro.
Il caso della Mercedes
Il passaggio principale riguarda una Mercedes A45S Amg. Secondo l’informativa della guardia di finanza, il veicolo risultava formalmente intestato alla Verga Restauri srls, ma sarebbe stato nella disponibilità di Adolfo Ferraro. L’automobile, in base agli accertamenti effettuati nelle banche dati dell’Aci, era stata intestata alla società il 2 luglio 2021, per un valore dichiarato di 69.400 euro. Dal conto corrente della Verga Restauri risultava inoltre un bonifico da 65.400 euro, eseguito il 29 giugno precedente in favore della concessionaria, con la causale relativa al saldo per l’acquisto della vettura.
Gli investigatori esaminarono una conversazione del primo settembre 2021 tra Cristiano e Ferraro. Secondo la loro lettura, Cristiano avrebbe sollecitato il suo interlocutore a predisporre il passaggio di proprietà dell’automobile. Ferraro avrebbe inizialmente prospettato la possibilità di intestare il mezzo alla madre o a un’altra persona. Cristiano, dal canto suo, gli avrebbe suggerito di lasciarlo formalmente intestato a un soggetto diverso.
La guardia di finanza acquisì anche altri due elementi: Ferraro risultava essere stato controllato alla guida della stessa automobile a Casal di Principe il 14 e il 21 febbraio 2022. Da queste circostanze gli investigatori ricavarono l’ipotesi che la vettura, pur intestata alla società, fosse concretamente utilizzata da lui.
È importante ribadire che si tratta della lettura formulata dalla polizia giudiziaria in quella fase. Nel materiale esaminato non emerge una successiva contestazione della Procura nei confronti di Ferraro per il trasferimento fraudolento dell’automobile.
Le dichiarazioni del collaboratore
Il nome di Ferraro compare anche nelle dichiarazioni rese ai magistrati da Vincenzo D’Angelo, alias ‘Biscottino’, collaboratore di giustizia e genero del boss ergastolano Francesco Bidognetti. D’Angelo avrebbe riferito di sapere che Adolfo Ferraro collaborava con tale N.D.F. per individuare persone interessate a operazioni legate al Superbonus del 110 per cento. Anche questo elemento deve essere trattato con cautela.
Le dichiarazioni di un collaboratore rappresentano una fonte investigativa, non una verità acquisita. Devono essere sottoposte a verifiche e confrontate con eventuali riscontri esterni. Nel materiale esaminato, tuttavia, non emerge che le dichiarazioni di ‘Biscottino’ abbiano determinato una contestazione formale nei confronti di Ferraro.
La posizione attuale
La notizia, dunque, non è l’esistenza di un’accusa a carico del presidente del Consiglio comunale. La notizia è che il suo nome e i suoi contatti con Cristiano sono stati esaminati nell’ambito di un’attività investigativa molto più vasta, dalla quale sarebbero poi nati due filoni giudiziari sulle presunte frodi fiscali.
Al netto degli elementi riportati negli atti di inchiesta, resta il rilievo pubblico della vicenda. Ferraro ricopre la presidenza del consiglio comunale di Casal di Principe e la presenza del suo nome negli atti relativi a Cristiano richiama inevitabilmente attenzione- Questo interesse, però, non consente di sovrapporre il piano politico a quello penale né di attribuire a Ferraro le condotte contestate ad altri.
L’indagine napoletana resta nella fase preliminare. Anche le accuse formulate nei confronti dei sette indagati dovranno essere verificate nel contraddittorio tra le parti. Gli inquisiti devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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