CASORIA – Un fendente sferrato al buio, una fuga durata un anno e mezzo e, infine, la giustizia che presenta il conto. Si è chiuso all’alba di oggi il cerchio attorno al responsabile del tentato omicidio di un sedicenne, avvenuto nella tragica nottata del 20 ottobre 2024. I Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Casoria hanno bussato alla porta di un’abitazione di Napoli e hanno stretto le manette ai polsi di un minore, oggi diciassettenne, all’epoca dei fatti coetaneo della sua vittima. Su di lui pende la pesantissima accusa di tentato omicidio aggravato e porto abusivo di arma da taglio.
L’epilogo di questa drammatica vicenda è un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale per i Minorenni di Napoli, che ha accolto pienamente la richiesta della Procura dei Minori. Un provvedimento che arriva al termine di un’attività investigativa complessa e silenziosa, condotta con certosina pazienza dai militari dell’Arma, che per diciotto lunghi mesi non hanno mai smesso di cercare un volto e un nome da associare a quell’ombra fuggita nella notte.
Tutto ha inizio in una serata come tante al parco commerciale “Multibit” di Casoria, punto di ritrovo per centinaia di giovani dell’hinterland napoletano. Un diverbio, scoppiato per motivi talmente banali da apparire irrilevanti – uno sguardo di troppo, una parola fuori posto – si trasforma rapidamente in una lite accesa tra due gruppi di ragazzi. È in quel momento che la vittima, un sedicenne estraneo alla contesa, decide di intervenire. Il suo unico obiettivo è quello di fare da paciere, di calmare gli animi, di evitare che la situazione degeneri. Un gesto di coraggio e maturità che, purtroppo, gli costerà carissimo.
Dalle tenebre di quella notte, uno dei giovani coinvolti nella lite estrae un’arma da taglio. Invece di placarsi, la sua rabbia si scaglia contro chi tentava di riportare la pace. Un unico, violento fendente colpisce il sedicenne all’addome, lasciandolo a terra in una pozza di sangue. Mentre la vittima viene soccorsa e trasportata d’urgenza in ospedale, dove lotterà tra la vita e la morte, l’aggressore si dilegua, facendo perdere le proprie tracce e approfittando della confusione generale.
Da quel momento è partita la caccia all’uomo. Gli investigatori hanno lavorato su un puzzle composto da pochissimi pezzi. Il punto di partenza sono state le immagini, spesso sgranate e confuse, dei sistemi di videosorveglianza del parco commerciale. Frame dopo frame, gli operanti hanno analizzato ogni singolo movimento, ogni volto, ogni dettaglio utile. Parallelamente, hanno ascoltato decine di persone informate sui fatti: amici della vittima, testimoni oculari, ragazzi presenti quella sera che, superando un muro di paura e reticenza, hanno fornito elementi cruciali. L’attività d’indagine si è avvalsa anche di meticolose ricostruzioni tecniche, che hanno permesso di incrociare i dati video con le testimonianze, fino a stringere il cerchio attorno a un unico sospettato: un minore napoletano, incensurato, insospettabile.
Questa mattina, la svolta. Una volta identificato con certezza, per lui si sono aperte le porte dell’Istituto Penale Minorile di Nisida, dove è stato condotto dopo le formalità di rito. Nelle prossime ore affronterà l’interrogatorio di garanzia davanti al GIP che ha firmato il provvedimento. È fondamentale sottolineare che, come previsto dalla legge, il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in fase di indagini preliminari. Il destinatario è da considerarsi presunto innocente fino a una sentenza definitiva di condanna e avverso la misura sono ammessi mezzi di impugnazione.


















