CASAL DI PRINCIPE – Il rombo delle trivelle e delle macchine da scavo rompe il silenzio intorno allo stadio comunale di Casal di Principe. Non si tratta di lavori di ampliamento o di manutenzione ordinaria, ma di un’operazione di verità attesa da decenni. Su disposizione del Commissario di Governo per la bonifica delle discariche abusive, il Generale Giuseppe Vadalà, sono state avviate profonde indagini ambientali nel sottosuolo dell’area sportiva e delle zone limitrofe, per verificare se in quel terreno siano davvero sepolti i rifiuti tossici del clan dei Casalesi. L’intervento, che era stato preannunciato nei giorni scorsi, segna una fase cruciale nel nuovo piano per la Terra dei Fuochi. Non ci si limita più alla rimozione dei rifiuti in superficie, ma si scende in profondità per affrontare uno dei nodi storici dell’inquinamento nell’agro aversano.
Il sito oggetto delle trivellazioni è un’area particolarmente delicata situata alle spalle del campo sportivo, attualmente nella disponibilità dell’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati. A indicare questo luogo, con dichiarazioni agghiaccianti rese davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta, fu il defunto collaboratore di giustizia Carmine Schiavone. Il cugino del capoclan “Sandokan” parlò esplicitamente di un sistema di smaltimento illecito gestito dal clan, indicando proprio l’area dello stadio come uno dei punti di interramento di rifiuti industriali provenienti dal Nord Italia, sversati a notevoli profondità già a partire dagli anni ‘90. Quelle parole, che per anni hanno alimentato i timori dei residenti e i sospetti degli inquirenti, trovano oggi un riscontro tecnico grazie alla strategia del generale Vadalà, finalizzata alla piena caratterizzazione dei terreni per pianificare eventuali bonifiche.
Non è la prima volta che quest’area finisce sotto la lente d’ingrandimento. Già nel 2016, su impulso della Dda di Napoli, furono effettuati scavi in via del Pozzo. In quell’occasione, i rilievi dell’Arpac evidenziarono risultati contrastanti: in alcuni campioni emersero concentrazioni di manganese e idrocarburi oltre i limiti, mentre altri parametri rientravano nella norma. Il ritrovamento di fanghi maleodoranti rafforzò l’ipotesi criminale, ma i tecnici invitarono alla cautela. Oggi, l’obiettivo è superare quelle incertezze con analisi più strutturate e moderne, capaci di dare un “nome e un cognome” a ciò che giace sotto il manto erboso e i terreni adiacenti.
L’assessore all’Ambiente del Comune di Casal di Principe, Menotti Madonna, sta seguendo da vicino le operazioni e ha voluto rassicurare la cittadinanza sulla trasparenza del percorso intrapreso. “Posso confermare che sono attualmente in corso indagini ambientali nell’area retrostante lo stadio sportivo e nelle zone limitrofe, inclusa una porzione interna alla stessa struttura,” ha dichiarato l’assessore Madonna. “Si tratta di attività condotte dalla struttura del Commissario Vadalà, a cui va il nostro apprezzamento per la sensibilità dimostrata verso il territorio. Come Amministrazione, l’obiettivo prioritario è garantire la tutela dell’ambiente e della salute. Siamo fiduciosi che tali indagini consentiranno finalmente di fare piena chiarezza. Sarà necessario attendere gli esiti ufficiali, ma assicuriamo che ogni aggiornamento verrà comunicato con la massima trasparenza”.
Il completamento della caratterizzazione dei terreni rappresenta lo spartiacque per il futuro di Casal di Principe. Se i dati dovessero confermare la salubrità dell’area (o una volta completata l’eventuale messa in sicurezza), il Comune potrebbe valutare l’acquisizione del sito per destinarlo a finalità sociali. L’ipotesi sul tavolo è quella di un ampliamento del polo sportivo, integrando la struttura esistente con nuovi spazi fruibili dai cittadini.

















