Il Parlamento europeo ha approvato un accordo commerciale con gli Stati Uniti. Il patto prevede l’azzeramento dei dazi doganali da parte dell’Unione europea sui prodotti statunitensi, in cambio di un tetto massimo del 15% sulle tariffe applicate da Washington alle merci europee.
L’intesa è inoltre vincolata a un impegno cruciale per l’UE: importare dagli USA, entro la fine del 2028, energia per un valore complessivo di 750 miliardi di dollari. Le forniture riguarderanno principalmente petrolio e gas, rafforzando i legami energetici transatlantici basati sui combustibili fossili.
Secondo Greenpeace, questo voto rappresenta una capitolazione delle istituzioni europee di fronte alla strategia commerciale dell’amministrazione Trump, fondata su pressioni e minacce tariffarie. L’organizzazione ambientalista sostiene che l’accordo danneggerà i cittadini del continente e il clima del pianeta. “Questo voto equivale a una resa di fronte alle tattiche intimidatorie di Trump”, ha dichiarato Eva Corral di Greenpeace UE.
Corral ha aggiunto: “Le ripetute crisi energetiche dell’Europa derivano da un’eccessiva dipendenza dai combustibili fossili, quindi sostituire un fornitore inaffidabile con un altro non fa che aggravare il problema”. Per l’associazione, la vera soluzione risiede nel potenziare le energie rinnovabili e nel ridurre gli sprechi, uniche vie per evitare aumenti dei prezzi, contenere le bollette e fermare l’inquinamento.
Le proiezioni dell’Institute of Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA) delineano un futuro di crescente dipendenza. Si prevede che nel 2026 gli Stati Uniti forniranno i due terzi del gas liquefatto importato dall’UE, con una quota destinata a salire fino all’80% entro il 2028 o il 2029.
Greenpeace ha avvertito che questo massiccio aumento delle importazioni di petrolio e gas dagli Stati Uniti comprometterà la sicurezza e l’indipendenza energetica dell’Europa, oltre ad accelerare in modo significativo la crisi climatica in corso.
Simona Abbate, della campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia, ha sottolineato come la scelta avvantaggi le grandi aziende del settore, come l’italiana Eni, che solo un anno fa ha siglato un accordo ventennale per l’acquisto di gas naturale liquefatto statunitense. “Una decisione in netto contrasto con le raccomandazioni degli stessi consulenti scientifici dell’Unione europea”, ha concluso Abbate, “che indicano nella rapida diffusione delle rinnovabili e nell’efficienza energetica la strada maestra per ridurre le emissioni”.

















