NAPOLI – Si stringe nuovamente il cerchio attorno ai responsabili del brutale agguato avvenuto nel cuore del centro storico quasi due anni fa. L’altro ieri sera, 19 maggio, gli agenti della Squadra Mobile di Napoli hanno bussato alla porta di un uomo, già noto alle cronache, per notificargli una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere. Un provvedimento che lo riporta dietro le sbarre dopo un periodo di libertà, segnando una svolta decisiva nell’intricata vicenda giudiziaria legata a una notte di terrore e piombo nei Decumani.
Il provvedimento restrittivo, emesso dal Presidente della IV Sezione del Tribunale di Napoli su richiesta del Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale Antimafia, è la diretta conseguenza della sentenza di condanna in primo grado. L’uomo, infatti, è stato ritenuto colpevole, in concorso con altri cinque soggetti, di tentato triplice omicidio, porto e detenzione illegale di armi da fuoco. A pesare come un macigno sul capo d’imputazione è l’aggravante del metodo mafioso, prevista dall’articolo 416 bis 1 del codice penale, che colloca l’episodio nel solco delle violente dinamiche di potere della camorra cittadina.
Per comprendere la gravità dei fatti bisogna tornare indietro alla sera del 27 giugno 2024. In Largo Banchi Nuovi, una delle piazze più vive e frequentate della città, tre giovani si trovavano nei pressi di un bar. All’improvviso, l’incubo si materializza. Due sicari, a bordo di uno scooter, li sorprendono esplodendo al loro indirizzo una pioggia di proiettili. Il panico si scatena tra i passanti, mentre a terra restano i bossoli e il sangue. Le indagini della scientifica repertarono sul selciato ben 8 bossoli: sei di calibro 9×21 e due di calibro 7,65, a testimonianza dell’uso di almeno due armi diverse e della determinazione omicida del commando.
Il bilancio dell’agguato fu drammatico. Uno dei tre giovani bersagli se la cavò con ferite lievi alle gambe. Un altro, invece, lottò tra la vita e la morte. Colpito all’addome, con proiettili che avevano leso la colonna vertebrale, fu ricoverato in prognosi riservata. Sopravvissuto per miracolo, iniziò un lungo e doloroso calvario riabilitativo in un centro specializzato per tentare di recuperare, almeno in parte, le funzionalità motorie compromesse.
Le indagini, coordinate fin da subito dalla DDA e condotte con meticolosità dalla Squadra Mobile, portarono a una prima svolta il 2 agosto 2024. Con un decreto di fermo del PM, poi convalidato dal GIP che emise un’ordinanza di custodia cautelare, vennero arrestati sei individui, ritenuti a vario titolo coinvolti nella pianificazione e nell’esecuzione dell’agguato. Tuttavia, nel corso delle indagini preliminari, uno di essi fu scarcerato.
Proprio quell’uomo, rimesso in libertà in una fase precedente del procedimento, è il destinatario del nuovo provvedimento restrittivo. La sentenza di condanna di primo grado, basata sugli elementi probatori raccolti, ha evidentemente fornito al Tribunale un quadro di colpevolezza così solido da giustificare l’applicazione della misura cautelare più afflittiva, in attesa dei successivi gradi di giudizio.
È fondamentale sottolineare, come precisato dalla stessa Procura, che il provvedimento eseguito è una misura cautelare e che la sentenza non è ancora definitiva. Contro la condanna di primo grado sono ammessi i mezzi di impugnazione previsti dalla legge e, pertanto, l’indagato è da considerarsi presunto innocente fino a una sentenza passata in giudicato. Ma per ora, per lui, le porte del carcere di Poggioreale si sono riaperte.







