Un nuovo look per un nuovo inizio. Manuel Akanji ha archiviato le treccine e si è presentato ai nastri di partenza della stagione con la testa rasata e le idee chiare. Il difensore svizzero si è detto pronto per fare sul serio, dopo aver ritrovato la condizione atletica durante la preparazione estiva. “Non credo che ci vorrà molto per tornare al 100%”, ha spiegato, sottolineando di essersi allenato anche durante le vacanze.
La novità più importante per lui è l’arrivo all’Inter dell’amico John Stones, ritrovato dopo l’esperienza comune al City. Akanji ha raccontato un divertente aneddoto: “Il giorno in cui è stato confermato il suo arrivo, poche ore prima io e mia moglie abbiamo incontrato sua moglie in spiaggia a Ibiza. Pura coincidenza”. Ora il suo ruolo è anche quello di Cicerone per il nuovo compagno: “Gli spiego tutto, provo a tradurre, l’ho portato al ristorante. È un ragazzo super, si adatterà in fretta”.
L’arrivo di Stones, insieme a quello di Pavard, ha aumentato la concorrenza in una difesa già solida. Per Akanji, questo è un fattore cruciale: “È proprio quello di cui abbiamo bisogno per competere non soltanto in Italia, ma anche in Champions. Abbiamo una difesa tostissima e una grande squadra”. L’esperienza in Premier League, secondo lo svizzero, fornisce una base fisica importante, ma l’adattamento tattico al calcio italiano resta fondamentale. Un processo che lui stesso ha superato velocemente, imparando molto dalla “scuola italiana” e apprezzando l’approccio del suo allenatore.
Del suo passato da calciatore, ha un ricordo nitido di Cristian Chivu, ammirato per “l’eleganza e la forza nei duelli”. Proprio vedendo un documentario sul Triplete, è rimasto colpito da un suo intervento su Messi.
Dopo aver vinto due trofei, Akanji ha le idee chiare sul futuro dell’Inter. “Fin dal primo giorno mi sono sentito accolto, quasi al sicuro. Questa è ormai casa”. L’obiettivo è migliorarsi ancora, soprattutto in Europa. “In Champions siamo usciti presto e questo non è lo standard dell’Inter. Non dobbiamo avere paura di nessuno, possiamo affrontare qualsiasi avversario pensando di batterlo”.
Una ferita ancora aperta resta invece l’eliminazione dal Mondiale con la sua Svizzera. “È stata dura, potevamo davvero vincerlo. Senza quel rosso a Embolo, penso che avremmo passato il turno noi”. A livello personale, ha confermato la sua decisione di non tirare più i rigori, una scelta maturata dopo l’errore contro la Colombia, dettato più dai dubbi che dall’errore tecnico in sé.
Fuori dal campo, il difensore si sente sempre più a suo agio a Milano e sta migliorando con l’italiano, che cerca di imparare anche leggendo i sottotitoli dei film al cinema. La sua filosofia di vita è racchiusa nel tatuaggio “Prove them wrong” (Dimostra che si sbagliano), anche se oggi sente di non dover dimostrare più nulla a nessuno, se non a se stesso.






