Albertini duro sul Milan: ‘Due fallimenti di fila’

54
Cronache sport calcio
Cronache sport calcio

Demetrio Albertini, ex centrocampista e bandiera del Milan, ha rotto un lungo silenzio per analizzare la situazione del club rossonero, esprimendo un giudizio severo sulle ultime stagioni. Secondo Albertini, la mancata qualificazione alla Champions League rappresenta un “tracollo inaspettato” e il culmine di due annate fallimentari.

“Mai nella vita mi sarei aspettato un tracollo simile”, ha dichiarato l’ex giocatore, riferendosi alla fase finale della stagione. “Quando arrivi a una vittoria dall’entrare tra le prime quattro, se sei il Milan non puoi non raggiungere l’obiettivo”. Per Albertini, il verdetto è chiaro e si allinea con la percezione generale: un “fallimento inequivocabile”. Ha poi aggiunto: “Anche lo scorso anno è stato un fallimento, a testimonianza che cambiano gli interpreti, ma il giudizio è lo stesso”.

Le responsabilità, secondo la sua analisi, sono state condivise. L’allenatore ha le sue colpe, considerando “l’andamento da retrocessione dell’ultimo mese”, ma anche i giocatori non sono stati esenti da critiche. “In campo sono andati loro. Quando le cose hanno iniziato a non funzionare più, i calciatori si sono creati degli alibi invece che lottare per invertire la tendenza”. Albertini ha sottolineato come la rosa non sia da quinto posto, essendo a suo avviso inferiore solo a quella dell’Inter.

Un capitolo importante ha riguardato Rafael Leão, che Albertini vede ormai ai margini del progetto tecnico. “Per me Leão è uno dei migliori del Milan, ma il contesto ambientale non è più adatto per lui. Se arrivasse una buona offerta, sarebbe il momento giusto per cambiare”.

Guardando al futuro, la priorità assoluta resta l’acquisto di un centravanti, un problema che il Milan si trascina da diverse sessioni di mercato. Per la ricostruzione, Albertini ha suggerito di ripartire da un nucleo solido composto da elementi come Maignan e Pulisic, integrandolo con giocatori di esperienza e mentalità vincente.

Le critiche più aspre sono state rivolte alla gestione societaria. “Gli ultimi due anni sono stati gestiti vivendo di espedienti”, ha affermato, denunciando una mancanza di unità d’intenti tra i dirigenti e lo staff tecnico. Questa confusione ha portato a un “azzeramento” delle figure chiave, una mossa che Albertini ha definito “stranissima” nel panorama del calcio europeo, dove la storia e il DNA di un club hanno un peso specifico. “Penso che sarebbe più facile mantenere il DNA del Milan, come vogliono i tifosi, piuttosto che cancellarlo”.

Anche il ruolo di Zlatan Ibrahimovic come consigliere è stato oggetto di riflessione. “Il suo ruolo è… equivocabile e dovrebbe non esserlo. In una squadra o ci si mette a disposizione in prima linea oppure fare le cose da dietro le quinte non è possibile”.

In conclusione, Albertini ha invocato “chiarezza nella comunicazione e una dirigenza unita” come unica via per tornare a vincere. Rivolgendosi ai tifosi, ha espresso la speranza che il club non si abitui a stagioni deludenti e che il prossimo mercato possa finalmente dare un indirizzo diverso.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome