Il calcio italiano non ha potuto permettersi di lasciare ai margini Antonio Conte. Mentre in Europa si è affermato un ‘nuovismo’ basato su un gioco offensivo e meno speculativo, molti club italiani hanno provato a imboccare questa strada con risultati alterni.
Dal Como di Fabregas, rivelazione anche in Champions League, fino al Milan di Amorim, che ha faticato a imporre una nuova fisionomia, la tendenza è stata chiara. Anche l’Inter campione d’Italia, con l’arrivo di Chivu, ha messo in agenda un’evoluzione tattica per superare la difesa a tre, un progetto poi rinviato in attesa degli interpreti giusti.
Proprio la struttura dell’Inter è rimasta a lungo legata all’impostazione che le diede Conte, con l’obiettivo di creare una squadra vincente e meno imprevedibile, traguardi entrambi centrati. Dopo di lui sono arrivati Inzaghi e poi Chivu, ma il sistema di gioco è cambiato solo in parte.
Nel frattempo, lo stesso Conte ha dimostrato una notevole evoluzione. L’esperienza biennale a Napoli, culminata con uno scudetto e un secondo posto, ha messo in luce un allenatore capace di unire la sua consueta intensità a significative innovazioni tattiche, superando la rigidità del passato.
La sua candidatura per un ritorno alla guida della Nazionale era stata considerata ideale, ma le cose sono andate diversamente. L’impossibilità di un ritorno in azzurro ha però lasciato aperta la porta per un suo rientro in campionato.
La narrazione su Conte è spesso rimasta ancorata all’immagine di un tecnico ‘di spesa’, amato dai tifosi ma meno da direttori sportivi e presidenti. La famosa metafora del ‘ristorante da 100 euro’, che lo portò allo scontro con Andrea Agnelli, ha condizionato la durata delle sue panchine successive.
Questa etichetta gli ha forse accorciato le esperienze, nonostante i risultati. Ad eccezione della parentesi al Tottenham, Conte ha infatti vinto quasi ovunque abbia allenato, lasciando sempre un’impronta profonda.
È ragionevole pensare che, così come ha evoluto il suo sistema di gioco, sarebbe cambiato anche nelle richieste, rimanendo esigente ma meno drastico. A Conte va riconosciuta una qualità fondamentale: la ricerca costante di migliorare e di migliorarsi. È proprio questa caratteristica che lo ha reso una risorsa preziosa per diversi club che, un tempo vincenti, hanno smarrito la strada del successo.





