Sandro Mazzola non ha mai separato del tutto la sua anima da calciatore da quella di dirigente. Anche nei nuovi ruoli, ha sempre usato la sua profonda conoscenza delle dinamiche di spogliatoio per leggere in anticipo situazioni ed esigenze, coniugando l’amore per i colori nerazzurri con la professionalità richiesta dal calcio moderno.
Il punto più alto della sua seconda carriera, l’acquisto di Ronaldo, ne è stato l’esempio più chiaro. Mazzola ha mescolato l’intuito del campione alla diplomazia del manager, convincendo il giovane Fenomeno a scegliere l’Inter. Un anno dopo, ha fatto lo stesso percorso un altro futuro fuoriclasse, Andrea Pirlo, arrivato a Milano grazie anche alla segnalazione di Mircea Lucescu.
Tuttavia, nel cassetto della sua scrivania sono rimasti anche grandi rimpianti. Il primo è stato Michel Platini: Mazzola aveva già ottenuto la sua firma su un contratto di sei anni, con una clausola che prevedeva il suo arrivo non appena la FIGC avesse riaperto le frontiere agli stranieri. La Federazione, però, ha poi posticipato la decisione e l’affare è saltato.
Un altro grande colpo mancato è stato Paulo Roberto Falcao. Anche in questo caso, l’accordo con il giocatore era stato raggiunto, ma il presidente Fraizzoli, per correttezza, ne ha parlato con il collega della Roma Dino Viola prima di chiudere tra club. Secondo le ricostruzioni, un intervento politico di Giulio Andreotti ha bloccato definitivamente il trasferimento.
La sua carriera da dirigente è stata il naturale prolungamento del suo legame con l’Inter. Ivanoe Fraizzoli gli ha affidato la gestione tecnica del club, certo che il suo prestigio internazionale e il suo fiuto per i talenti avrebbero portato grandi benefici. La prima vera scelta di Mazzola è stata quella di convincere il presidente a puntare su Eugenio Bersellini, il “sergente di ferro” che serviva per guidare talenti come Altobelli e Beccalossi.
Il rapporto con l’Inter si è interrotto temporaneamente con l’arrivo di Ernesto Pellegrini, ma è ripreso nel 1995, quando Massimo Moratti lo ha voluto al suo fianco come direttore sportivo. In questa fase, Mazzola ha raggiunto l’apice del suo impatto operativo, gestendo una delle campagne acquisti più ambiziose della storia nerazzurra con arrivi come Zanetti, Roberto Carlos e Zamorano.
L’impresa più grande è rimasta l’operazione che ha portato a Milano Ronaldo il Fenomeno. Mentre Moratti è stato la mente e il motore finanziario, Mazzola ha agito come regista dietro le quinte. Con incontri segreti, ha trattato con gli agenti e, soprattutto, ha convinto un Ronaldo ventenne della bontà del progetto tecnico, superando gli ostacoli posti dalla Liga spagnola e dal Barcellona.
Tra i colpi sfiorati in epoca Moratti c’è stato anche Eric Cantona. Mazzola lo ha incontrato a Montecarlo e lo aveva quasi convinto a trasferirsi, ma alla fine il fuoriclasse francese ha preferito rimanere al Manchester United.





