Autostrade, verso la revoca. Ma Conte apre: “Valuteremo la proposta di Aspi”

In caso di revoca, si aprirebbe ovviamente una questione economica, con i 7 miliardi a carico dello Stato per l'annullamento del maxi contratto valido fino al 2038

Foto Filippo Attili / Palazzo Chigi / LaPresse in foto Giuseppe Conte

ROMA – Il procedimento di revoca “si sta avviando alla conclusione”. Dopo oltre diciotto mesi di mezze ammissioni e frasi interlocutorie, Giuseppe Conte rompe ogni cautela e svela ufficialmente il processo in corso in seno all’esecutivo sulle concessione autostradali. “Il governo sta andando avanti con la procedura di revoca, è interesse della controparte fare una proposta transattiva che avremmo il dovere di valutare”. Lo spiega senza mezzi termini da Bruxelles, a margine del Consiglio Ue sul Bilancio europeo.

L’apertura ad Aspi

L’avvertimento ad Aspi, controllata della holding Atlantia, è chiarissimo: noi di fatto abbiamo deciso, il tempo per un vostro rilancio sta scadendo. In effetti dal M5S il pressing per chiudere il dossier è incessante da mesi, con lo stesso Luigi Di Maio che ha sempre posto la revoca come azione irrinunciabile dopo il dramma del Ponte Morandi. Il motivo dello sprint? Sicuramente un fattore importante può essere ricondotto al via libera dalla Camera al decreto Milleproroghe. Il testo, frutto di un lungo lavoro nella maggioranza, di fatto rende più semplice la caducazione del contratto. Riducendo da 23 a 7 miliardi circa la penale per lo Stato e prevede il subentro immediato di Anas per la gestione transitoria delle tratte gestite da Aspi.

Spiraglio alla mediazione

Anche se, in realtà, l’avvocato del popolo lascia ancora una spiraglio di mediazione: “Prima che si concluda la procedura, se dovesse arrivare una proposta transattiva da Autostrade, il governo avrebbe il dovere di valutarla”. L’idea di Palazzo Chigi sarebbe quella di una sorta di contratto ex novo, con investimenti molto rilevanti sulla manutenzione e una riduzione dei pedaggi, da calcolare su algoritimi fissi offerti dall’Autorità dei Trasporti. Finora però Autostrade ha declinato questo piano alternativo alla revoca. Confermando anche oggi un no comment alle parole di Conte che non appare esattamente il carburante per una pax governo-azienda.

L’ipotesi revoca

In caso di revoca, si aprirebbe ovviamente una questione economica, con i 7 miliardi a carico dello Stato per l’annullamento del maxi contratto valido fino al 2038. “Spero che non ci sia chi in nome del populismo fa una battaglia per cui alla fine sia allo Stato che paghi ad autostrade. Sarebbe un paradosso, un capolavoro all’incontrario”, accende la miccia Matteo Renzi. Ma in realtà l’esborso non sarà immediato e non ci saranno impatti diretti sui contribuenti italiani.

Per effetto del Milleproroghe, infatti, la revoca non è legata al pagamento del valore delle opere e i 7 miliardi possono essere pagati entro quattro anni. Nel frattempo ci sarà il tempo di indire una nuova gara e incassare la cifra adeguata, da girare poi in parte ad Aspi. La partita è ancora aperta, ma il tempo delle decisioni (irrevocabili) è quasi arrivato.

(LaPresse/di Alessandro Banfo)

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