Bologna: all’Ospedale Maggiore innovativo intervento di ablazione ventricolare

Foto Michele Nucci/LaPresse Nella foto: l'ospedale Maggiore di Bologna

Una complessa procedura realizzata per la prima volta in Emilia Romagna, in uno dei pochissimi centri italiani specializzati per questa tipologia di interventi una paziente di circa 60 anni, affetta da una grave cardiopatia, a cui un paio di anni fa era stato impiantato un defibrillatore, è stata sottoposta ad un intervento salvavita dall’equipe della Cardiologia dell’Ospedale Maggiore. Grazie alla telemedicina, gli specialisti – seppur a distanza – hanno potuto osservare alcune anomalie nel circuito elettrico cardiaco della paziente, decidendo di inviare al domicilio un’ambulanza per trasportarla in emergenza nel reparto di Cardiologia interventistica dell’Ospedale Maggiore.

Un’equipe multidisciplinare e multiprofessionale, diretta da Gianni Casella, ha eseguito una procedura di ablazione transcatetere, intervenendo sulle aritmie maligne recidivanti, estremamente pericolose per la vita della paziente e difficilmente trattabili con terapie farmacologiche. Nello specifico, l’ablazione è una procedura interventistica grazie alla quale è possibile individuare e interrompere i circuiti elettrici patologici del cuore che causano molteplici aritmie, e nel caso particolare, intervenire su quelle maligne.

La peculiarità del caso clinico risiede nell’elevatissima frequenza della tachicardia ventricolare che non poteva essere tollerata dalla paziente per il tempo necessario ad individuare ed eliminare i circuiti elettrici patologici da interrompere con l’ablazione. Per poter consentire l’esecuzione della procedura, dunque, Giampiero Nobile, responsabile della Cardiologia Interventistica, prima di procedere con l’ablazione, ha posizionato all’interno del cuore della paziente, per via percutanea, un grosso catetere con una piccola turbina (sistema Impella) in grado di mantenere la circolazione del sangue anche quando il battito cardiaco fosse diventato così rapido da risultare incompatibile con la vita.

Intanto, la squadra di elettrofisiologi, diretta da Gaetano Barbato, grazie al supporto di anestesisti e rianimatori del Maggiore, in circa due ore sono riusciti ad interrompere l’aritmia maligna attraverso l’ablazione, mentre la pompa artificiale garantiva alla paziente un adeguato flusso circolatorio, evitando di esporla ad alcun rischio di compromissione di organi.(LaPresse)

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