Brighton: il modello che genera ricavi ma non vende

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Cronache Mercato
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Il Brighton ha incassato oltre 600 milioni di sterline dalle cessioni di giocatori negli ultimi anni, diventando un caso di studio nella Premier League. Nomi del calibro di Moises Caicedo, Marc Cucurella, Alexis Mac Allister, Leandro Trossard e Yves Bissouma hanno lasciato l’Amex Stadium per cifre record, generando profitti enormi per il club.

Questa strategia, basata sull’acquistare talenti a basso costo per poi rivenderli a cifre molto più alte, ha suscitato l’ammirazione dei rivali. Tuttavia, l’ex allenatore dei Seagulls, Mark McGhee, ha spiegato che l’etichetta di “squadra che vende” non descrive correttamente la filosofia della società. Il piano non è mai stato quello di diventare un club satellite per le grandi potenze del calcio.

Intervenuto in occasione della mostra “Brighton & Hove Albion: Stand or Fall”, che celebra i 125 anni del club, McGhee ha chiarito la visione del proprietario Tony Bloom. “Il reclutamento è fantastico e si basa molto sui dati. Ma la gente a volte fraintende il modello di Tony: non si tratta di formare giocatori per poi venderli. Lo definirei piuttosto un sistema in cui si formano talenti e poi si è costretti a cederli”.

La pressione arriva da agenti, giocatori e club più grandi, che reclamano i migliori talenti a suon di offerte irrinunciabili. “Non si può fare altrimenti”, ha continuato McGhee. “Tony ha ideato un modello che permette queste cessioni senza compromettere la crescita del club e la sua capacità di competere. Se non fosse costretto, non venderebbe nessuno, ma nel calcio di oggi non ha altra scelta”.

Il Brighton si è affermato come una fucina di future superstar. “Nei prossimi cinque o dieci anni, molti giocatori che arriveranno ai massimi livelli dovranno ringraziare il Brighton e Tony Bloom per l’ottimo avvio di carriera che hanno ricevuto qui”, ha aggiunto l’ex tecnico.

Questo ambiente di eccellenza è il vero segreto del club. “La professionalità e le infrastrutture a Brighton non temono rivali. Forse non vinceremo la Champions League, ma lavoriamo già a quel livello. Chiunque arrivasse da un club di Champions non resterebbe deluso: siamo di prim’ordine”.

La situazione attuale è in netto contrasto con il passato del club. McGhee ha ricordato i tempi in cui la squadra lottava tra la seconda e la terza serie con fondi limitatissimi, e operazioni di mercato da decine di milioni erano inimmaginabili. “Il mio compito era vendere qualsiasi giocatore per fare cassa, perché i soldi servivano per le inchieste pubbliche necessarie a costruire il nuovo stadio. Non avevamo budget, ci basavamo su trasferimenti a titolo gratuito e giovani del vivaio”.

La storia di questa tenace risalita è raccontata nella mostra permanente inaugurata al Brighton Museum & Art Gallery. Un percorso interattivo che, attraverso oggetti, cimeli e testimonianze, celebra la storia di uno dei club più resilienti del calcio inglese, mostrando i trionfi e le difficoltà che ne hanno plasmato l’identità.

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