NAPOLI – Da un lato il Governo che apre a nuovi stanziamenti e assicura modifiche al decreto appena approvato. Dall’altro i sindaci dell’area flegrea che chiedono più risorse, personale e strumenti per affrontare una crisi che, dopo il terremoto di magnitudo 4.7 del 31 luglio, ha lasciato quasi 800 persone fuori casa e 89 edifici inagibili. Nel mezzo ci sono i cittadini, che continuano a protestare e chiedono risposte immediate.
È questa la fotografia della giornata trascorsa tra la Prefettura di Napoli e le strade di Pozzuoli, dove il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha incontrato i sindaci dell’area flegrea, la Regione Campania e una delegazione dei comitati civici. «Con i cittadini abbiamo fatto una discussione molto franca, aperta, libera», ha dichiarato il titolare del Viminale al termine del vertice. «C’è una filiera istituzionale tutta schierata per la gestione di questo drammatico problema. Siamo tutti orientati a trovare le soluzioni possibili per restituire tranquillità alla cittadinanza». Parole che, però, non hanno convinto gli abitanti dei Campi Flegrei. In serata centinaia di persone si sono ritrovate nuovamente in assemblea pubblica a Pozzuoli, dopo il blocco del porto dei giorni scorsi, giudicando «insufficienti e tardive» le misure adottate dal Governo e annunciando una mobilitazione permanente.
Nel frattempo il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, intervenendo in Senato, ha ricordato che il decreto approvato dal Consiglio dei ministri prevede altri 100 milioni di euro per la riparazione degli edifici residenziali dichiarati inagibili dopo il sisma del 31 luglio, con interventi interamente a carico dello Stato. Previsto anche l’aumento dal 50 al 70% del contributo pubblico per gli interventi di adeguamento sismico delle abitazioni private, oltre all’apertura di un confronto sugli immobili interessati da lievi difformità edilizie. Le misure, tuttavia, non soddisfano i sindaci. «Le risorse economiche non basteranno mai per un territorio dove c’è un fenomeno naturale permanente. Lotterò per la messa in sicurezza dei Campi Flegrei fino al mio ultimo giorno da sindaco», ha detto il primo cittadino di Pozzuoli Luigi Manzoni. Ancora più duro il primo cittadino di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione. «Il decreto non è soddisfacente, affronta le questioni ma non le risolve. Si continua a fare decreti “ad scossam”: arriva il terremoto e si interviene, ma questo è un problema strutturale».
Mentre il confronto istituzionale si concentra sulle risorse economiche, resta però aperta un’altra questione che molti cittadini continuano a porre. Il bradisismo non è un’emergenza nata il 31 luglio. Da oltre tre anni l’area flegrea convive con un’intensificazione dell’attività sismica e solo poche settimane fa un’altra forte scossa aveva già provocato paura e nuove verifiche sugli edifici. Proprio per questo ci si interroga su quali misure siano state predisposte dagli enti territoriali – Comuni, Città Metropolitana e Regione Campania – per affrontare un’eventuale evacuazione su larga scala. In un territorio a forte vocazione turistica, con centinaia di alberghi, residence e strutture ricettive, non risultano convenzioni già operative per ospitare immediatamente gli sfollati. Nelle prime ore successive al sisma numerose famiglie hanno trascorso la notte in auto, nei centri di accoglienza allestiti in emergenza o affidandosi a parenti e amici. Non risulta, inoltre, che negli ultimi mesi siano stati annunciati accordi preventivi con il comparto alberghiero per fronteggiare situazioni di questo tipo, nonostante il fenomeno bradisismico fosse in continua evoluzione e il rischio di nuove evacuazioni fosse da tempo noto.
Domande che si aggiungono a quelle poste dagli stessi cittadini durante le manifestazioni di questi giorni e che chiamano in causa il livello locale della gestione dell’emergenza. Se da una parte il Governo è chiamato a reperire risorse straordinarie e modificare il quadro normativo, dall’altra resta il tema della pianificazione sul territorio, che compete alle amministrazioni locali. Il presidente della Città Metropolitana Gaetano Manfredi e il governatore Roberto Fico cosa hanno da dire? L’emergenza, insomma, continua. E mentre da Roma arrivano nuovi fondi e si apre il confronto sulle modifiche al decreto, sul territorio resta ancora da capire quali strumenti siano stati predisposti negli ultimi anni per affrontare un fenomeno che, da tempo, non può più essere considerato imprevedibile.





