CASANDRINO – Una notte di tensione e inquietudine nella provincia nord. Ignoti hanno incendiato l’automobile di Raffaele Andrea D’Ambrosio, attuale comandante della polizia municipale di Casandrino, cittadina amministrata da una commissione prefettizia, in piena campagna elettorale. Il veicolo era parcheggiato sotto l’abitazione del comandante a Casalnuovo quando, nel cuore della notte, una o più persone si sono avvicinate e hanno appiccato il fuoco, agendo rapidamente e facendo perdere le proprie tracce. In pochi minuti le fiamme hanno avvolto l’auto, riducendola a un rogo completo, un gesto che ha immediatamente fatto scattare l’allarme e acceso i riflettori su una possibile matrice intimidatoria.
Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine, che hanno avviato le indagini per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. Gli investigatori stanno analizzando le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona e raccogliendo testimonianze utili, mentre nessuna pista viene al momento esclusa. La vicenda ha provocato una forte reazione istituzionale: il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha disposto nell’immediato un rafforzamento dei servizi di vigilanza e controllo nell’area di riferimento, già oggetto di attenzione da parte delle forze dell’ordine. L’obiettivo è duplice: prevenire ulteriori episodi criminosi e garantire un segnale di presenza forte e costante dello Stato sul territorio.
Il caso sarà inoltre affrontato nella prossima riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, dove verranno valutate ulteriori misure di sicurezza e le possibili evoluzioni investigative. Nel frattempo, non si è fatta attendere la solidarietà nei confronti del comandante D’Ambrosio: numerosi messaggi di vicinanza sono arrivati da colleghi appartenenti alle forze di polizia locale e da amministratori e rappresentanti politici dell’area nord di Napoli, che hanno espresso sostegno e condanna per il grave episodio. Un fronte compatto che sottolinea la preoccupazione diffusa per un gesto che colpisce non solo una persona, ma il ruolo istituzionale che rappresenta. Resta ora il lavoro degli inquirenti, chiamati a fare piena luce su una vicenda che ha scosso profondamente il territorio e che solleva interrogativi sulla sicurezza e sulla tenuta del controllo del territorio in un’area particolarmente sensibile della provincia.









