Cesena, Diamanti si presenta: ‘Il mio calcio è coraggio’

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Cronache sport calcio
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Alessandro Diamanti ha iniziato la sua avventura sulla panchina del Cesena, portando con sé una filosofia ben definita, riassunta nel titolo della sua tesi a Coverciano: ‘Sana Follia’. Per il nuovo tecnico, si tratta della “necessità per ogni professionista di esprimere, attraverso il gioco, la passione che lo ha portato a quel livello”.

Un percorso che, dopo aver toccato la Nazionale e campionati in Inghilterra, Cina e Australia, lo vede ora prepararsi al debutto in Serie B con “il coraggio di mantenere viva la passione in un contesto che tende a spegnerla”. La passione è infatti la chiave di tutto per l’ex calciatore. “Se si lavora in un ambiente positivo con l’atteggiamento giusto, il divertimento e la passione fanno la differenza”, ha spiegato.

Tutti insegnano tecnica e tattica, ma bisogna essere pienamente coinvolti in ciò che si fa. Diamanti ha raccontato di aver avuto anche altre possibilità, segno che la sua visione incuriosisce. Nonostante la carriera da allenatore sia iniziata rapidamente, ha rivendicato la sua lunga esperienza: “Sono sui campi da calcio dal 1989, ho giocato in ogni categoria del mondo. E studio molto, sono curioso”.

Per la gestione del gruppo, Diamanti ha studiato i migliori come Guardiola, Ancelotti e Klopp, riconoscendo che i rapporti umani sono fondamentali in qualsiasi professione. Ha confermato che un anno fa è esistita la possibilità di lavorare con lo staff di Guardiola, un’esperienza che gli ha comunque permesso di imparare molto. “Sono i giocatori che salvano la vita agli allenatori”, ha aggiunto, evidenziando la centralità della squadra.

Sul piano tattico, la sua visione è netta: “I moduli non esistono più, contano i principi di gioco”. Il suo calcio sarà aggressivo e propositivo, fondato su un elemento imprescindibile: il coraggio. “Chi non ha coraggio con me non gioca”, ha affermato con decisione, ricordando il suo passato da calciatore fantasista e combattente.

Riguardo alla tecnologia, Diamanti ha un approccio equilibrato. Ha riconosciuto la sua utilità, ma ha ribadito che non ha sostituito la capacità di un allenatore di interpretare le emozioni. “Tutto aiuta, ma alla fine bisogna fidarsi del proprio istinto, dell’occhio-metro. Una statistica può aiutare, ma sono le sensazioni che cambiano tutto”.

La ‘sana follia’ è anche “la struttura che libera la passione, non la soffoca”. Questo si traduce nel concedere libertà ai giocatori, ma anche nel responsabilizzarli. “Bisogna toccare le corde giuste con i calciatori, anche se dovrebbero essere automotivati, visto che facciamo un lavoro che sognavamo da bambini”, ha precisato.

Pur consapevole della cultura del risultato che governa il calcio, Diamanti ha insistito sull’importanza del processo lavorativo. “Il risultato è solo una conseguenza del lavoro svolto. Se lavoriamo bene e perdiamo una partita, nessuno deve toglierci il sorriso”.

L’entusiasmo per la newa sfida è palpabile. Diamanti ha lasciato una vita agiata per questa opportunità. “Vivevo da re in Australia, ma tornare a casa per fare calcio, dove ho iniziato, ha un altro sapore”, ha concluso.

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