Chivu: la promessa al padre che l’ha reso uomo

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La storia di Cristian Chivu è profondamente legata alla scomparsa del padre Mircea, ex giocatore e allenatore del Resita. Sul letto di morte, un diciassettenne Chivu gli ha fatto una promessa: “Diventerò un calciatore e mi prenderò cura della nostra famiglia”. Era il 1° aprile 1998 e suo padre era morto da meno di 24 ore.

Al funerale hanno partecipato migliaia di persone, un tributo immenso a una figura iconica della città. Il giorno dopo, Chivu ha dimostrato una forza straordinaria. L’ex compagno di squadra Leontin Doana ha ricordato che Mircea aveva chiesto alla squadra di vincere per lui, una richiesta che ha esteso anche al figlio.

Contro il Ceahlul Piatra Neamt, il Resita ha vinto 5-1. Cristian ha segnato su rigore, ha alzato le braccia al cielo in lacrime e si è sdraiato a terra, sommerso dall’abbraccio dei compagni, mentre lo stadio cantava il suo nome.

Chivu è cresciuto a Resita, città di 60 mila abitanti nella Romania centro-occidentale, in un’epoca segnata dalla fine della dittatura di Nicolae Ceausescu. Da bambino, quando il regime è crollato nel 1989, non aveva neanche una televisione per guardare le partite.

Il contesto era difficile, segnato dalla povertà e dalle cicatrici di quarant’anni di comunismo, visibili ancora oggi nelle architetture della città e nelle infrastrutture in rovina. Ha vissuto in un quartiere residenziale per operai e ha frequentato la scuola a pochi metri da casa. I racconti della sua infanzia ne delineano il carattere: si narra che una volta abbia giocato una partita con una mano rotta, segnando una tripletta.

Già a dieci anni ha mostrato grande sensibilità, partecipando a raccolte di donazioni per le famiglie delle vittime della rivoluzione. L’educazione era severa: il padre, che era anche il suo allenatore, lo faceva tornare a casa in tram da solo dopo gli allenamenti.

La sua prima squadra è stata il CSM Resita. Il campo in erba sintetica del club è stato donato da lui stesso un decennio fa. All’ingresso dello stadio, intitolato proprio a suo padre, si trova un busto di marmo di Mircea Chivu, inaugurato nel 2010.

Chi lo ha conosciuto da giovane lo descrive come un ragazzo “rispettoso, timidissimo e silenzioso”, caratteristiche che ha mantenuto nel tempo. Anni fa, secondo quanto riferito dal presidente del Resita, ha rifiutato offerte importanti per puntare alla Serie A.

Oggi Chivu è l’orgoglio della sua città. Una leggenda locale racconta che l’allenatore torni occasionalmente a Resita, in segreto, solo per depositare un fiore sulla tomba del padre e ripartire senza farsi vedere. Un gesto silenzioso che racchiude il legame indissolubile con le sue origini.

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