Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, ha lanciato un serio allarme sulla stabilità della Circolazione Meridionale Atlantica. Secondo i ricercatori, il sistema di correnti oceaniche che regola il nostro clima è più vicino a un punto di rottura di quanto ipotizzato. Il collasso potrebbe verificarsi già entro la fine di questo secolo, se le emissioni di gas serra non verranno ridotte in modo drastico.
Questa circolazione oceanica, nota come AMOC, funziona come un gigantesco “nastro trasportatore”. Sposta l’acqua calda superficiale dai tropici verso il Nord Atlantico, dove rilascia calore nell’atmosfera, per poi inabissarsi e tornare verso sud. Questo meccanismo è cruciale per la stabilità climatica, garantendo inverni miti in Europa e influenzando i regimi delle piogge in Africa e nelle Americhe.
Gli scienziati temevano da tempo un suo arresto, ma i modelli climatici fornivano previsioni divergenti. Il nuovo studio ha confrontato i modelli con i dati reali dell’oceano tramite un metodo statistico avanzato. L’analisi ha confermato che gli scenari più pessimistici sono quelli che meglio riflettono la realtà. Il fattore chiave per distinguere i modelli corretti è stato il monitoraggio della salinità nell’Atlantico meridionale.
I risultati principali sono preoccupanti. Si stima un rallentamento della corrente tra il 42% e il 58% entro il 2100, un valore nettamente superiore al 32% previsto in media finora. Un indebolimento di tale portata rende estremamente probabile il raggiungimento di un punto di non ritorno, oltre il quale il sistema potrebbe collassare in modo irreversibile e relativamente rapido.
Le conseguenze di un simile evento sarebbero devastanti. L’Europa, nonostante il riscaldamento globale in atto, affronterebbe inverni estremamente rigidi e un forte aumento della siccità estiva. I Paesi nordici, il Regno Unito e l’Irlanda potrebbero subire un drastico calo delle temperature, con gravi ripercussioni su agricoltura, trasporti e sulle riserve ittiche.
Gli effetti si estenderebbero su scala globale. Il collasso del sistema provocherebbe uno spostamento delle fasce delle piogge tropicali, innescando siccità prolungata in regioni vitali per la sicurezza alimentare mondiale, come il Sahel in Africa. Un’altra grave conseguenza sarebbe un innalzamento accelerato del livello del mare lungo le coste dell’Atlantico, che potrebbe raggiungere fino a un metro in più, minacciando le comunità costiere.


















