Lo squarcio di colore azzurro sulle tribune del Philippe Chatrier è rimasto tra le immagini più significative della finale del Roland Garros giocata da Flavio Cobolli. Un vero e proprio “muro blu” ha accompagnato il tennista, un piccolo esercito d’amore arrivato a Parigi per sostenerlo. Tutti i componenti del gruppo hanno indossato una maglietta azzurra per essere più visibili e per attirare lo sguardo di Flavio nei momenti di gioia e in quelli di difficoltà.
Tra loro, la madre Francesca, una presenza discreta che il tennista romano ha voluto ringraziare pubblicamente dopo l’incontro. “Fino a quando avevo 16 anni e giocavo sia a calcio sia a tennis, era lei che mi accompagnava tra il Parioli e Trigoria”, ha spiegato Cobolli, aggiungendo: “È mia mamma, mi ha cresciuto e posso solo esserle grato. Ora viene solo quando sa che ho bisogno di energia positiva”.
Presente anche Guglielmo, il fratello minore, che ha mostrato grande ammirazione per il primogenito con un post sui social media. “Quando sei entrato in campo ho trattenuto il respiro. Ho pensato a quando eravamo piccoli e ti vedevo uscire con la racchetta e una valigia, a papà accanto a te in ogni angolo del mondo e a quanto avete dato entrambi in silenzio”, ha scritto Guglielmo, manifestando stima e affetto.
Spiccava nel gruppo anche il calciatore Edoardo Bove, centrocampista del Watford, cresciuto insieme a Cobolli sognando di diventare professionisti nel calcio. Le loro strade hanno preso direzioni diverse, ma la loro amicizia è rimasta solida. Bove, che in passato ha superato un serio problema cardiaco, è arrivato a Parigi per sostenere l’amico, seguendone gli allenamenti e diventando quasi parte del team e della famiglia.
“Quello che gli è successo mi ha fatto maturare, capire che non bisogna mai dare per scontata la gioia di poter fare quello che si ama”, ha commentato Cobolli riguardo all’esperienza del suo amico. Bove, dal canto suo, ha espresso il suo orgoglio: “Flavio si è costruito da solo, sono fiero di lui”.
A completare il cerchio degli affetti c’era Matilde, la fidanzata, una presenza costante ma riservata. La sua tensione prima del match è stata tale da influenzare lo stesso tennista: “C’era tanta tensione intorno a me, sono dovuto andare al campo perché mi stava prendendo l’ansia”.
Nonostante la sconfitta, il gruppo è rimasto una carovana festosa. “Non vi guardo o mi viene da piangere”, ha detto Cobolli durante la premiazione, rivolgendosi al suo angolo. In seguito, ha sottolineato quanto sia stato importante quel supporto: “È stato speciale. C’erano amici, persone che mi conoscono da sempre, la mia ragazza, i miei nonni. Credo siano orgogliosi di me. Alla fine abbiamo giocato una finale Slam: nessuno potrà toglierci questa esperienza”.





