Conte a Cronache: “Il Pnrr? Occasione per il Sud. Ma l’hanno sprecata”

L’intervista - L’ex presidente del Consiglio e leader dei 5 Stelle: “Trump si è estremizzato, mai stato subalterno a lui”. “Le Primarie? Siamo disponibili, ma prima serve un programma condiviso”.

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Il presidente M5S Giuseppe Conte in occasione della presentazione del libro di Giuseppe Conte ‘Una nuova primavera' . Roma Lunedì 13 Aprile 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse) M5S President Giuseppe Conte at the presentation of his book, "A New Spring." Rome, Monday April 13 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)
Il presidente M5S Giuseppe Conte in occasione della presentazione del libro di Giuseppe Conte ‘Una nuova primavera' . Roma Lunedì 13 Aprile 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse) M5S President Giuseppe Conte at the presentation of his book, "A New Spring." Rome, Monday April 13 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Senza rimpianti, orgoglioso del percorso, con lo sguardo rivolto al futuro del Paese. Giuseppe Conte, due volte presidente del Consiglio e leader del Movimento 5 Stelle, si racconta a Cronache, nel corso del tour di presentazione del suo libro ‘Una nuova primavera’ che domani alle 18 farà tappa a San Nicola la Strada. E lo fa senza maschere. Ricorda l’angoscia della pandemia, le scelte sofferte, rivendica l’impegno per avviare quel Pnrr che poi non ha dato fino in fondo i frutti sperati, guarda alle Politiche, seguendo il percorso di Nova (la nuova piattaforma politica adottata per la stesura di un programma di governo partecipato), con la speranza di chi ha voglia di cambiare le cose.

Presidente, lei ha guidato il governo per due volte ma è ancora considerato uno dei volti nuovi della politica. Ma, soprattutto, è un uomo del Sud. In che modo le sue radici sono un riferimento per la sua azione politica?

Sono nato a Volturara Appula, in provincia di Foggia, e sono cresciuto a San Giovanni Rotondo, a cui sono ancora profondamente legato. Questa terra e i miei genitori mi hanno insegnato il valore del sacrificio, necessario per chi sa di doversi fare da sè, senza scorciatoie e senza santi in paradiso, solo con il proprio impegno. Quando ricordo gli anni dei miei studi e dei lavoretti che facevo per mantenermi, penso ai tanti giovani di oggi costretti ad andare via dalla propria terra, spesso anche via dall’Italia, per cercare un lavoro che garantisca loro uno stipendio e una vita dignitosi. Quando andremo al governo faremo un pacchetto di misure pensate per loro, tra cui il salario minimo, che il governo Meloni non ha voluto. Intanto il nostro Roberto Fico lo ha già introdotto qui in Campania, per tutti i lavoratori impegnati in appalti pubblici regionali.

Quando ha cominciato il suo rapporto con il Movimento 5 Stelle ha spiegato di ‘non averlo votato’. Poi ha cambiato la sua vita e lei ha cambiato il Movimento. Chi sono i 5 Stelle, oggi?

Quando mi contattarono la prima volta, proponendomi di andare come membro laico nel Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa, non li conoscevo, ma la prima esperienza con loro mi colpì molto: in quegli anni in cui ricoprii quell’incarico mai, e dico mai, ricevetti da loro una telefonata, una pressione, una sola richiesta. Questo rigore morale, questa concezione disinteressata del fare politica, sono ancora ben presenti nel dna del M5S di oggi. La differenza, rispetto al passato, è che il M5S oggi ha una identità chiara: è una forza politica progressista, che combatte le ingiustizie e le disuguaglianze della nostra società. Saremo sempre una forza politica radicale, continuamente impegnata a perseguire l’interesse pubblico e non gli interessi personali o di partito.

Da Presidente del Consiglio ha affrontato in prima linea una delle fasi più tremende per l’Italia e per il mondo negli ultimi decenni, quello della pandemia da Coronavirus. Ore buie, decisioni difficili, annunci drammatici in diretta televisiva, il lockdown: c’è un momento che, più degli altri, le torna in mente e farà fatica a dimenticare?

I ricordi di quel periodo sono inevitabilmente tanti, le riunioni interminabili con gli esperti, la fatica, durante le interviste o le conferenze stampa, per non far trasparire la commozione. Ricordo l’angoscia, nei mesi del lockdown, per i ragazzi costretti a rinunciare alla scuola o per quelle famiglie che immaginavo chiuse in un piccolo appartamento, magari senza nemmeno un terrazzo o un balcone. A loro ancora oggi va la mia gratitudine.

C’è qualcosa, ripensando a quei giorni, che farebbe in maniera diversa?

Quello che so con certezza è che ho sempre lavorato con il massimo senso di responsabilità e nell’interesse del Paese. Il nostro modo di affrontare la pandemia divenne un modello, lodato anche all’estero e poi adottato da altri Paesi europei. Non credo che sarebbe stato lo stesso se al governo ci fosse stato il centrodestra, che un giorno mi accusava di non chiudere il Paese e il giorno dopo di aver chiuso troppo.

Nei suoi anni alla guida del Governo è nata una simpatia con il presidente statunitense Donald Trump. Ci sono ancora contatti? Come giudica il suo operato in relazione alla guerra in Iran e al rapporto con l’attuale Presidente del Consiglio?

Quando sono stato premier, davanti avevo un Trump più moderato, diverso rispetto a quello di oggi. In quegli anni non ho mai avuto con lui un atteggiamento di subalternità, ho sempre pensato all’interesse del mio Paese e non sono stato un signor sì come Giorgia Meloni. Il Trump di oggi si è fortemente estremizzato, sta sbagliando tutto e sta distruggendo il diritto internazionale con i suoi interventi in Venezuela e in Iran, le sue mire su Groenlandia e Cuba.

Uno dei successi che rivendica anche nel libro è la battaglia in Europa per l’approvazione del Pnrr. Quel piano, più volte riscritto, scadrà a fine giugno. Qual è il suo bilancio dell’utilizzo che è stato fatto di quei 209 miliardi di euro ottenuti tra il 2020 e il 2021?

Quando riuscimmo a portare a casa quei soldi sapevo che non ci avrebbero permesso di gestirli. Ambienti finanziari, anche stranieri, avevano capito che se fossi rimasto a Palazzo Chigi quei soldi sarebbero stati usati solo per migliorare davvero l’Italia e la vita dei cittadini e non per i soliti noti, e infatti fecero cadere il mio governo. Il risultato è che oggi sono state spese solo circa il 50% delle risorse complessive, a due mesi e mezzo dalla scadenza del Piano.

Oggi il Sud avrebbe bisogno di un piano straordinario per vivere ‘Una nuova primavera’?

Un piano per il Sud lo abbiamo lasciato in eredità a Giorgia Meloni, e anche corposo ed è proprio il PNRR. Dei 209 miliardi, il 40% erano destinati proprio alle regioni del Meridione. Purtroppo anche il Sud è finito impigliato nella girandola di rivisitazioni e ritardi di questo governo. Non parliamo poi delle risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, indispensabili per colmare il gap tra Sud e resto del paese su sanità, infrastrutture, scuola e messa in sicurezza del territorio, spostate in in questi anni per colmare spesso “voragini” create dal governo stesso. Oppure per finanziare opere propagandistiche come il ponte sullo Stretto, che brucia ogni mese milioni senza che un solo escavatore sia ancora entrato in azione. Il Sud ha bisogno di concretezza, serietà e ascolto costante dei territori. Il contrario di quanto si è visto negli ultimi tre anni e mezzo tra impegni traditi e annunci su investimenti che poi puntualmente non arrivano.

La democrazia diretta è sempre stata un pilastro del Movimento 5 Stelle, il Partito democratico è stato fondato proprio sul concetto della selezione della classe dirigente direttamente da parte dei cittadini. Perché sembra ci siano così tante resistenze nel fare le primarie per la scelta del frontman della coalizione?

Dopo mesi in cui si parlava solo di primarie, io ho semplicemente detto: anche il M5S è disponibile. Ma attenzione, la nostra priorità è sempre stata costruire il programma, prima delle primarie dobbiamo avere un programma condiviso, credo che le persone ora vogliano sapere che obiettivi abbiamo e cosa faremo quando andremo al governo, prima ancora di sapere chi sarà il candidato premier. E come M5S abbiamo già iniziato a scriverlo, con un percorso tutto dal basso, insieme ai cittadini.

‘Una nuova primavera’ a San Nicola la Strada

Domani tour a Napoli, Torre del Greco e Avellino, poi la presentazione del libro nel Casertano: alle 18 incontro con i lettori all’Arena Comunale Ferdinando II

Il leader del Movimento 5 Stelle domani sarà in tour in Campania. La giornata di prenderà il via a Napoli, alle ore 11 in Piazza Carità, con la commemorazione del 25 aprile presso il monumento dedicato a Salvo D’Acquisto, poi alle 12:30 a Torre del Greco, è prevista l’inaugurazione della nuova sede del Movimento 5 Stelle. Due gli appuntamenti del pomeriggio: alle 16 ad Avellino in Piazza Libertà, 48 e poi nel Casertano, dove Conte presenterà il suo nuovo libro ‘Una nuova primavera’.

L’appuntamento è fissato presso l’Arena Comunale Ferdinando II, con ingresso principale da Piazza Parrocchia 28, e si inserisce nel tour nazionale di incontri con i lettori. Il volume, dal titolo è disponibile dal 14 aprile per Marsilio Editori e rappresenta il racconto più personale e politico dell’ex presidente del Consiglio. Un percorso che intreccia esperienze private e vicende pubbliche, dalla formazione nel Sud fino ai vertici delle istituzioni, passando per le sfide affrontate a Palazzo Chigi e alla guida del Movimento 5 Stelle.

“Di fronte alle ingiustizie del nostro tempo dobbiamo sentire il dovere di reagire”, è uno dei passaggi chiave del libro, che sintetizza l’impostazione dell’opera: un invito all’impegno civile e politico fondato su competenze, passione e difesa dei diritti. Conte ripercorre le tappe più significative della sua carriera, dalle prime esperienze accademiche e professionali fino alle decisioni più delicate assunte durante la pandemia, forse la battaglia più grande che ‘l’avvocato del popolo’ ha dovuto affrontare nei suoi anni a Palazzo Chigi.

Senza tralasciare i momenti di tensione politica, come la fine del governo Draghi e il confronto con l’attuale esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Nel testo emergono anche i passaggi interni al Movimento 5 Stelle, dalla trasformazione da forza di protesta a soggetto di governo, fino alla rottura con Beppe Grillo e alla ridefinizione dell’identità politica del movimento. Il racconto del politico che ora è uno dei principali leader del fronte progressista, ma soprattutto quello dell’uomo e delle sue radici.

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