Coripet: il riciclo della plastica ha raggiunto il limite

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limiti riciclo
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Il sistema italiano per il riciclo degli imballaggi in PET ha raggiunto un punto di saturazione. A lanciare l’allarme è stato Corrado Dentis, presidente di Coripet, il consorzio volontario per la gestione e il recupero delle bottiglie in PET per uso alimentare. Secondo Dentis, il modello attuale basato sulla raccolta selettiva tradizionale, che include sia i cassonetti stradali sia il servizio porta a porta, ha espresso il suo massimo potenziale e non può garantire ulteriori crescite significative.

Il problema principale, ha sottolineato il presidente, è il divario che ancora separa l’Italia dagli obiettivi fissati dalle normative europee. “Le stesse raccolte selettive, che dovrebbero dare a Coripet volumi sempre più importanti, non sono comunque sufficienti oggi a garantire i mancanti 20 punti percentuali”, ha dichiarato Dentis. Questo significa che, nonostante gli sforzi e i risultati positivi ottenuti finora, il Paese rischia di non centrare i target di raccolta imposti dalla direttiva SUP (Single-Use Plastics), che prevedono il 77% di raccolta per il riciclo entro il 2025 e il 90% entro il 2029.

L’analisi di Coripet evidenzia come il modello che per anni ha permesso di raggiungere percentuali importanti di recupero sia ormai giunto al capolinea in termini di efficienza. I margini di miglioramento attraverso i canali convenzionali si sono assottigliati, rendendo indispensabile l’adozione di strategie complementari e innovative per intercettare i volumi di PET che attualmente sfuggono al circuito del riciclo.

L’incapacità del sistema attuale di colmare questo gap mette a rischio non solo il raggiungimento degli obblighi comunitari, ma anche la piena realizzazione di un’economia circolare nel settore. Per trasformare le bottiglie usate in nuove risorse (il cosiddetto “bottle-to-bottle”), è fondamentale aumentare la quantità e la qualità del materiale raccolto. Di fronte a questo stallo, diventa urgente esplorare e implementare nuovi approcci, come i sistemi di deposito cauzionale (DRS) o l’installazione capillare di eco-compattatori, per incentivare i cittadini a conferire correttamente e garantire un flusso costante di materia prima seconda all’industria del riciclo.

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