Cremonini e il Bologna, un amore tra musica e ricordi

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Cronache sport calcio
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Un filo rossoblù unisce musica e calcio a Bologna, e Cesare Cremonini ne è uno dei principali interpreti. Il cantautore ha trasformato il tifo per la squadra della sua città in canzoni e ricordi, raccontando un legame profondo che parte dai tetti vicino allo stadio e arriva fino allo spogliatoio.

Il suo primo ricordo è legato al terrazzo di uno zio, da cui riusciva a vedere il campo e sentire il boato del Dall’Ara. La prima partita allo stadio risale invece al 1988, a 8 anni: un 3-0 con doppietta di Marronaro che ha sigillato la promozione in Serie A.

Per Cremonini, il calcio ha sempre avuto una dimensione epica. Ha citato la “Mano de Dios” di Maradona come il gol più bello della storia, non per la tecnica ma per il suo significato, un gesto che trascende lo sport e simboleggia il riscatto.

Il calciatore che lo ha segnato più di tutti è stato Roberto Baggio. Il suo addio da Bologna ha ispirato il verso “Da quando Baggio non gioca più non è più domenica”, simbolo della fine della sua adolescenza. In seguito, ha avuto modo di conoscerlo e di cantare quel brano davanti a lui, un’emozione definita “da brividi”.

Il segreto del legame tra i giocatori e la città, secondo l’artista, risiede nell’ospitalità e nella generosità dei bolognesi. Tra gli aneddoti, ha ricordato le sfide su punizione con l’amico Marco Di Vaio e il patto con Riccardo Orsolini, che aveva promesso di salire sul palco con lui per cantare “Poetica”.

Un pensiero speciale è stato rivolto a Siniša Mihajlović, una persona di grande carisma e umanità. Cremonini ha riconosciuto al tecnico il merito di aver creato il DNA della squadra attuale, unendo lo spogliatoio e formando i veterani. Ha dato inizio a un percorso magico che ha portato a grandi emozioni collettive.

Tra le gioie più grandi, ha citato la promozione in Serie A dopo anni difficili e una vittoria a San Siro contro il Milan nel ’95, sotto la neve. Lo sguardo è rivolto anche ai nuovi talenti bolognesi come il pilota Kimi Antonelli, “un ragazzo che ci regalerà grandi soddisfazioni”. Per la Nazionale, infine, ha espresso un desiderio: vedere un giorno sulla panchina un visionario come Julio Velasco.

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