Di Maio da Mattarella. Il capo dei grillini apre le braccia al Pd. Giustifica l’alleanza prospettando una catastrofe finanziaria: “Sacrificheremo il consenso, ma non abbandoniamo la nave”

Giustizia, Rai, tasse, Autonomie, taglio dei parlamentari e compagnia cantante: come una preghiera ha recitato la lista dei punti che vuole affrontare davanti ai giornalisti

Foto Cecilia Fabiano - LaPresse Nella foto: Luigi Di Maio, Stefano Patuanelli, Francesco D'Uva

Secondo Luigi Di Maio siamo ad un passo dalla catastrofe, vicini a ripercorrere le tappe della crisi del 2008. Ha sgranato un rosario di aziende che stanno chiudendo i propri stabilimenti in Italia, ha messo in fila gruppi imprenditoriali che sono in difficoltà a causa dei precedenti governi. Uscito dal colloquio con il Capo dello Stato ha puntato il dito contro chi, Matteo Salvini, avrebbe bloccato con la sua ‘crisi’ riforme fondamentali. “E questo non è giusto”, ha detto il leader del Movimento 5 Stelle avvicinandosi i microfoni.

Ha giustificato il no dei grillini al voto chiesto dai leghisti con un elenco di cose da fare, e non ancora fatte, prospettando un pericolo economico imminente. E non si possono correre rischi per assecondare i capricci del Carroccio.

Giustizia, Rai, tasse, Autonomie, taglio dei parlamentari e compagnia cantante: come una preghiera ha recitato la lista dei punti che vuole affrontare davanti ai giornalisti.

“Abbiamo spiegato al presidente della Repubblica che il voto non ci intimorisce”. Sa che far parte di un nuovo governo significa “sacrificare ulteriormente il consenso”. “Ma non abbandoniamo la nave, ci hanno votato per cambiare l’Italia”. Insomma, non hanno paura del voto, ma di andare alle urne non ci pensano proprio.

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