Draghi: “Discriminare le donne è ingiusto, immorale e miope, pronti 7 miliardi entro il 2026”

Per cambiare serve un progresso culturale ma anche politiche ad hoc

Foto Roberto Monaldo / LaPresse Comunicazioni del Presidente del Consiglio Mario Draghi sul Recovery plan Nella foto: Mario Draghi

ROMA – La discriminazione femminile non solo è “immorale ed ingiusta”, ma “rappresenta anche un atteggiamento miope”. E se la parità di genere nelle cariche ministeriali, con questo ritmo, arriverà solo nel 2077, cambiare passo deve essere una priorità: ecco perché l’Italia è pronta a investire su questo capitolo 7 miliardi entro il 2026. Con un videomessaggio al ‘Women political leaders Summit 2021’, il premier Mario Draghi avvisa che i progressi sono troppo lenti, e che anzi si rischia di tornare indietro. Colpa della pandemia: “le donne hanno perso il lavoro più velocemente rispetto agli uomini, i lockdown hanno determinato la chiusura delle scuole e degli asili nido, con pesanti ripercussioni per le donne”, ricorda Draghi sottolineando l’aumento del divario a livello globale, “soprattutto per quanto riguarda la partecipazione delle donne alla vita politica”.

Il ruolo delle donne nelle istituzioni

Sul ruolo femminile nelle istituzioni i passi da compiere sono enormi.”Solamente 22 paesi hanno una donna che ricopre la carica di Capo di Stato o di Governo. Ben 119 paesi – compreso il mio – non ne hanno mai avuto una”, sottolinea. Certo, “negli ultimi 15 anni, l’Italia ha registrato il tasso di crescita più alto d’Europa per quanto riguarda il numero di donne presenti nel Parlamento.

Nel 2004, le donne rappresentavano solo il 9,9% del numero totale di parlamentari. Oggi tale percentuale ha raggiunto il 35,8%. Il nostro governo vanta il numero più alto di sottosegretarie donne nella storia d’Italia. Abbiamo anche nominato una donna come capo dei servizi segreti per la prima volta in assoluto”. Ma “questi sono solo dei primi passi”.

Un cambio di passo

Per cambiare serve un progresso culturale ma anche politiche ad hoc. “Siamo determinati ad aumentare il numero di ragazze e donne che scelgono di studiare le discipline tecnico-scientifiche – aggiunge – Vogliamo ampliare i servizi di prima infanzia e di istruzione primaria in modo tale da poter aiutare le mamme lavoratrici. Stanzieremo fondi a sostegno dell’imprenditoria femminile e provvederemo ad introdurre una clausola di condizionalità per fare in modo che le imprese assumano più donne”. Se ne parlerà anche nel G20 a presidenza italiana, con la prima conferenza ministeriale sull’emancipazione femminile.

“È adesso il tempo di colmare i divari e di investire nelle donne, nel loro talento e nella loro leadership”, commenta su Facebook Elena Bonetti, ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia. Mentre Laura Boldrini del Pd coglie la palla al balzo per dire che “bisogna ora essere conseguenti: governance del Pnrr abbia le donne protagoniste. È finito il tempo degli alibi”.

(LaPresse/di Antonella Scutiero)

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