Gian Marco Ferrari ha concluso la sua prima stagione all’estero con lo United Fc, club di Dubai allenato da Andrea Pirlo. L’ex capitano del Sassuolo ha ottenuto la promozione nella massima serie degli Emirati, sfiorando anche una finale di Coppa del Presidente. Un’avventura nata dopo la delusione per la retrocessione con la Salernitana.
L’esperienza si è rivelata un mix di sapori esotici e nostalgia. Ferrari ha descritto un calcio vissuto in modo più tranquillo, con stadi semi-vuoti e meno pressioni rispetto alla Serie A. ‘Calcisticamente il livello è inferiore e ci sono meno tatticismi’, ha spiegato. Una regola che limita a quattro gli stranieri in campo ha ridotto il suo minutaggio, una decisione che ha discusso con Pirlo pur comprendendone le ragioni tattiche.
Dal punto di vista culturale, l’impatto è stato forte. Trovandosi in un paese a maggioranza musulmana, Ferrari ha dovuto adattarsi a nuove abitudini. Ha raccontato come i compagni di squadra si raccogliessero in preghiera per cinque minuti subito prima del fischio d’inizio, in un silenzio totale che sostituiva la consueta carica pre-partita tipica degli spogliatoi italiani.
Riguardo ad Andrea Pirlo, il difensore ha sottolineato come l’allenatore abbia beneficiato della minore pressione mediatica rispetto all’Italia. ‘A Dubai ha potuto dimostrare il suo valore, eravamo più organizzati degli altri’, ha spiegato Ferrari. All’inizio, la sfida maggiore per il tecnico è stata trasmettere il suo stile di gioco a una squadra dove i giocatori preferivano l’azione individuale.
La vita a Dubai è stata caratterizzata da un’alta qualità e da un’eccezionale sicurezza, al punto da poter lasciare la porta di casa aperta. Questa serenità è stata però turbata dal conflitto regionale. ‘Sentire un boato e sapere che è un missile intercettato non è normale’, ha confessato il calciatore, che per questo ha preferito far rientrare la sua famiglia in Italia. La tensione è rimasta alta, con droni avvistati periodicamente.
Nonostante l’accoglienza positiva, la nostalgia per l’Italia si è fatta sentire. ‘Mi piacerebbe tornare, mi mancano le piazze e l’adrenalina del calcio italiano’, ha ammesso Ferrari. Il difensore ha poi ricordato gli anni al Sassuolo con Roberto De Zerbi come i migliori della sua carriera, descrivendo l’allenatore come colui che lo ha fatto migliorare più di tutti, anche attraverso un approccio molto esigente.









