Fonseca sul Milan: ‘Serviva tempo, non mi hanno difeso’

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Cronache sport calcio
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Paulo Fonseca ha espresso il suo rammarico per l’esperienza vissuta sulla panchina del Milan, un capitolo che considera una ferita ancora aperta. L’allenatore portoghese ha ricordato di essere stato scelto con un obiettivo preciso: trasformare lo stile di gioco della squadra. “Mi hanno chiamato per rendere il Milan dominante, per fargli tenere la palla e giocare nella metà campo avversaria”, ha spiegato.

Secondo il tecnico, questo progetto richiedeva un cambiamento di mentalità profondo, un processo che non si poteva completare in poco tempo. “Per giocare questo calcio in Italia non è facile, bisogna prima di tutto cambiare la testa dei giocatori”, ha sottolineato, rivendicando la qualità espressa. “Dopo di me non ho più visto il Milan mostrare quella qualità di gioco”. A sostegno della sua tesi ha citato vittorie di prestigio come quella per 3-1 a Madrid contro il Real.

L’esonero, arrivato nel dicembre 2024 dopo un pareggio con la Roma, non gli ha permesso di portare a termine il lavoro. Fonseca ha percepito una mancanza di supporto, evidenziando una differenza di trattamento rispetto al suo successore, Ruben Amorim. “Ho visto che Amorim è arrivato a Milanello e c’era Cardinale ad attenderlo. Quando arrivai io non c’era nessuno”, ha commentato con amarezza.

Nonostante la delusione, l’allenatore ha rivendicato con forza le sue decisioni, prese sempre per il bene del club. “Ho sempre messo il Milan davanti a tutti. I giocatori non sono più importanti del Milan”, ha affermato, aggiungendo di aver avuto il coraggio di escludere anche elementi importanti quando non lo meritavano. “Spero che abbiano capito che non puoi permetterti di avere elementi che non danno tutto per la squadra”.

L’analisi di Fonseca si è allargata a una critica della cultura calcistica italiana, che a suo dire valorizza unicamente il risultato. “Da voi non si valorizza il bel calcio, conta solo vincere”, ha osservato. Ha contrapposto questo approccio al modello portoghese, che ha definito “formativo” e incentrato sullo sviluppo del talento attraverso un approccio quasi scientifico e una maggiore enfasi sulla tecnica individuale.

Secondo il tecnico, in Portogallo si lavora meglio con i giovani perché l’obiettivo non è vincere i campionati giovanili, ma sviluppare le capacità dei singoli. Questo metodo ha reso il paese uno dei maggiori esportatori di calciatori di talento nei principali campionati europei.

Oggi alla guida del Lione, Fonseca ha trovato un ambiente più congeniale nel campionato francese. Con il club ha compiuto un’impresa, conquistando una qualificazione in Champions League che a inizio stagione sembrava inimmaginabile, dopo aver costruito una squadra giovane in seguito a numerose cessioni di rilievo.

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