La Francia ha raggiunto la semifinale del Mondiale mostrando una notevole superiorità. La squadra guidata da Didier Deschamps ha impressionato con una produzione offensiva da 16 gol, ma il dato più significativo riguarda la fase difensiva. I Bleus hanno infatti subito soltanto due reti, una all’esordio contro il Senegal e una contro le riserve della Norvegia.
Nella fase a eliminazione diretta, la porta francese è rimasta inviolata, a testimonianza di un grande equilibrio tattico. Deschamps ha trovato la formula per unire un attacco prolifico a una difesa solida, e gran parte del merito va attribuito al centrocampo, reparto chiave nel preservare l’assetto della squadra.
I protagonisti di questa solidità sono due giocatori ben noti al campionato italiano. Una delle sorprese del torneo è stata Manu Koné, che ha saputo conquistare un posto da titolare. Dopo un’iniziale alternanza con Tchouameni, il centrocampista della Roma si è imposto nelle sfide decisive contro Paraguay e Marocco, complice anche un infortunio del giocatore del Real Madrid, ripagando la fiducia del commissario tecnico con prestazioni di altissimo livello.
Contro il Marocco, in particolare, Koné è stato uno dei migliori in campo. La sua intensità e la sua energia hanno neutralizzato una squadra abituata a costruire gioco con tecnica e velocità. Nell’ultimo anno in Serie A, il mediano ha mostrato una notevole crescita tattica, imparando a leggere con più efficacia le diverse fasi della partita. La sua forza fisica, unita a un maggiore ordine e lucidità, lo ha reso un elemento fondamentale.
Se Koné ha dovuto scalare le gerarchie, Adrien Rabiot è sempre stato un punto fermo per Deschamps. Il giocatore del Milan possiede caratteristiche uniche e imprescindibili per l’equilibrio della Francia. Rabiot è un centrocampista “box-to-box”, capace di coprire l’intero campo con la stessa intensità sia in fase di possesso che di non possesso palla. La sua abilità nel gioco aereo si rivela preziosa in entrambe le aree.
Durante le sue stagioni in Italia, ha affinato la sua intelligenza tattica, anche grazie al lavoro svolto con allenatori come Massimiliano Allegri. Già ai tempi della Juventus, i compagni ne sottolineavano l’importanza per il lavoro oscuro svolto a vantaggio della squadra, un contributo prezioso nella fase di non possesso che è emerso con chiarezza anche nella sua esperienza al Milan. Al Mondiale, Rabiot ha giocato tutte le partite decisive, dimostrando come la sua capacità di supportare la difesa e innescare l’attacco sia uno dei veri punti di forza dei francesi.
A completare il trio di “italiani” c’è il portiere Mike Maignan. Il numero uno del Milan ha trascorso lunghi tratti delle partite da spettatore, ma si è sempre fatto trovare pronto quando chiamato in causa. Con solo due gol subiti e un rigore parato, ha dato sicurezza a tutto il reparto, dimostrando di poter essere decisivo nelle partite che assegneranno il titolo.






