Giustizia: cala durata processi, -18% civile e -13% penale. Anm, basta pulsioni anti-toghe

Foto Mauro Scrobogna / LaPresse 14-10-2022 Roma (Italia) 35 congresso dell'Associazione Nazionale Magistrati - Nella foto: Il presidente ANM Giuseppe Santalucia durante la relazione di apertura del congresso

Scende la durata media dei processi in Italia e, dai dati pubblicati dal Ministero della Giustizia, il calo non è da poco: il disposition time, che indica il rapporto tra pendenze e procedimenti definiti, riporta infatti un -18,4% nel civile e -13,9% nel penale. I risultati vengono definiti ‘molto positivi’ anche in Cassazione, dove il calo supera il 20% e i numeri vengono commentati a stretto giro dal presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia che, a margine dell’apertura del trentacinquesimo congresso del sindacato delle toghe evidenzia: “Questi risultati sono frutto dell’impegno della magistratura e del fatto che ci siamo rimboccati le maniche”.

“Noi di questo sforzo ci siamo fatti carico nonostante una scopertura di 1700 unità negli organici”, spiega, poco dopo aver sottolineato, davanti all’assemblea, che “se non si provvede a dotare il sistema delle necessarie risorse il rischio di una riforma è di produrre diritti e garanzie di carta”. L’avvio dei lavori del congresso, che si tiene a Roma, vede la partecipazione del capo dello Stato, Sergio Mattarella, ringraziato da Santalucia, in apertura della relazione, per “la vicinanza” alla magistratura.

I mali della giustizia, tra le tante pieghe delle crisi attuali, sono al centro della relazione del presidente dell’Anm, che, ancora una volta, parte dallo ‘scandalo nomine’ che nella primavera del 2019 ha colpito la giustizia italiana minandone profondamente la credibilità: “Stiamo facendo i conti, e seriamente, con gli errori del passato”, dice Santalucia che ricorda quei mesi e il “carico di critiche e polemiche sull’Associazione magistrati di cui ancora portiamo il peso”.

Non si sottrae alle “responsabilità” della magistratura, ma è convinto che “una volta individuato il nodo nel rapporto tra la magistratura e il potere, tra il governo autonomo della magistratura e la politica, sia mancata un’ampia e completa disamina delle loro relazioni, che sono state osservate solo da un’angolazione, quella appunto delle colpe dei magistrati”.

La ripresa e il recupero di una “fiducia di cui si sente la mancanza”, prosegue Santalucia, passa inevitabilmente per un nuovo approccio ai nodi ancora non risolti: “La speranza è che sia finalmente messa da canto la pulsione, che in questi recenti anni abbiamo visto invece ravvivata, di poter mettere in riga l’ordine giudiziario, profittando delle difficoltà e del calo di credibilità”.

“Abbiamo insistito e lo faremo ancora non per difesa di corporazione – conclude – ma perché l’impulso di far pagare il conto ai magistrati non porta al superamento della crisi della giurisdizione ma apre al progressivo indebolimento di un suo connotato ideale, l’unico capace di alimentare e mantenere nel tempo la fiducia collettiva che tutti ricerchiamo: mi riferisco all’indipendenza dei magistrati dall’esterno e all’interno dell’ordine stesso”.(LaPresse)

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome