I due manganelli

In genere il Presidente della Repubblica tace e sorveglia che il governo in carica non esorbiti dai suoi poteri e legiferi in sintonia con i principi generali dettati dalla Costituzione. Dal palazzo del Quirinale il Capo dello Stato conferisce l’incarico di presidente del Consiglio ad una personalità politica oppure a tecnici (qualora in Parlamento non si formi una maggioranza). Insomma: non si immischia nella politica e nelle scelte dell’esecutivo, ancorché tocchi a lui sottoscrivere le norme licenziate dalle due Camere. Ancora, l’inquilino del Colle ha la potestà di rivolgersi al Paese ed al Parlamento stesso qualora lo ritenga necessario. In buona sostanza egli rappresenta l’unità della nazione. Ora, venendo ai giorni nostri: l’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, da fine giurista, si è finora limitato all’esercizio dei suoi poteri costituzionali. A differenza di altri suoi predecessori egli non ha mai alimentato polemiche entrando a gamba tesa nell’agone politico oppure ha trafficato per favorire soluzioni di governo a lui gradite. Insomma non ha sovente “esternato” come faceva, anni fa, Francesco Cossiga, detto “il Picconatore”, o come Oscar Luigi Scalfaro e Giorgio Napolitano, che pure hanno saputo esercitare funzioni para-politiche con i loro suggerimenti alle soluzioni delle crisi di governo. Tuttavia in queste ore anche Mattarella ha detto la sua intervenendo su un episodio di cronaca e precisamente sul pesante intervento delle forze dell’ordine durante un corteo studentesco che inneggiava alla vittoria della causa palestinese. In soldoni: il Capo dello Stato ha richiamato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a non perdere di vista la difesa di tutti, anche quelli che protestano a qualsiasi titolo e scopo. In poche parole, secondo il Capo dello Stato i manganelli della polizia andrebbero usati in condizioni estreme, non rappresentando la migliore espressione dell’efficienza degli uomini in divisa. In verità il corteo composto da studenti ha visto sfilare anche quelli che studenti non sono, e che, come di consuetudine, scendono in strada solo per sfruttare la bagarre protestataria così da dare vita a sberleffi e contestazioni contro il governo di centrodestra ed in particolare, contro Salvini e Piantedosi. In poche parole, la contestazione ha disvelato la politicizzazione, ossia l’indirizzo della manifestazione. Niente di nuovo sotto il sole del Belpaese. Succede, di norma, quando la Sinistra si trova relegata all’opposizione: una cifra distintiva per coloro che, diventati minoranza in Parlamento, mobilitano le piazze, utilizzando chiunque sia disponibile alla protesta. Questi ultimi sono stati sempre scovati nei movimenti studenteschi (strabici verso Sinistra), ed i movimenti civici di varia foggia e colore (popolo arcobaleno, girotondini, popolo viola, sardine e pacifisti a senso unico), integrati nel numero da sostanziosi innesti provenienti dalle fila degli immigrati. Questi ultimi, quasi tutti di fede musulmana e dunque, come tali, tenacemente anti ebrei. In disparte la considerazione che la sinistra da tempo spinga per lo “ius soli” ossia per il conferimento a tutti i migranti della cittadinanza e del diritto di voto, così da integrare e rimpolpare i flop delle urne e le fila dei militanti. Anche questi fattori politici sono all’origine della recrudescenza del movimento protestatario finora sopito e mai tanto numeroso, rumoroso e partecipe. Per rendercene conto basta pensare al silenzio di questi “manifestanti” nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina e per i massacri che il tiranno del Cremlino ha lasciato compiere alle proprie truppe, non una parola per l’eccidio criminale di Hamas sui coloni ebrei. Un’asimmetria che non può passare sotto silenzio né può essere camuffata come spontanea protesta studentesca. Nossignore. Va definita per quella che realmente essa è, ossia uno strumento per accreditare la tesi che al governo sia giunta una destra fascista che vuole cancellare il diritto di protesta con consueto uso del manganello squadrista! Tutto fa brodo. Tutto viene asservito alla causa di “mascariare” il governo Meloni, gridare alla necessità di difendere i diritti che si tenta di conculcare. Insomma la parola d’ordine è una e una sola: ricorrere alla famosa frase della lingua napoletana “Facite ammuina”! In ogni caso, per sgomberare il campo dagli equivoci, occorre comunque essere precisi: sia pure in presenza dei presupposti di una protesta di natura politica e speculativa delle opposizioni, non vanno, infatti, mai travalicato il limite della prudenza e della tolleranza, il rispetto per i cittadini e le prerogative dei medesimi. In uno Stato di diritto la morale risiede nella legge. Questo vale per tutti. Per i protestatari ma anche per i poliziotti. E’ dunque opportuna, fino all’ovvio, la nota diramata dal Quirinale. Tuttavia l’appello di Mattarella avrebbe dovuto essere integrato da un ulteriore richiamo inoltrato anche alle forze politiche affinché queste sollecitassero la piazza ed i manifestanti ad assumere comportamenti civili. Privata di questo corollario la dichiarazione del Presidente potrebbe dare vita al sospetto di una lancia spezzata, certo involontariamente, a sostegno delle motivazioni politiche della protesta stessa. Interrogati sull’invasione dell’Ucraina gli studenti italiani diedero, a suo tempo, risposte inaspettate ed alquanto sconcertanti Molti di essi dichiararono di non essere disposti a combattere per difendere la patria da un invasore. Sono forse gli stessi studenti che oggi protestano in favore di Hamas? In tal caso: costoro preferiscono il manganello rosso rispetto a quello nero? Chissà!

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