I NOMI. Sistema Caprio a Caserta. La Procura al Riesame: chieste misure cautelari per 31 indagati

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Luigi Caprio, Ubaldo Caprio e Romano Landi
Luigi Caprio, Ubaldo Caprio e Romano Landi

CASAL DI PRINCIPE – Un ‘sistema’ organizzato, in grado di manipolare gare d’appalto corrompendo e affidando subappalti illeciti, attivo almeno fino al 2022, quando la Procura di Santa Maria Capua Vetere dispose le perquisizioni nei confronti degli indagati ritenuti direttamente o indirettamente collegati proprio a questa ipotizzata struttura criminale. Un ‘sistema’ che, stando alla tesi del pm Anna Ida Capone, titolare dell’inchiesta, sarebbe stato guidato dai fratelli Luigi, Francesco e Ubaldo Caprio, imprenditori originari di Casal di Principe ma ora trapiantati a Caserta.

A seguito di quelle perquisizioni, eseguite dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Caserta, la Procura, ora guidata da Pierpaolo Bruni, aveva chiesto la misura cautelare per i Caprio e per altre 28 persone, contestando loro, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta e gestione illecita dei subappalti. Ma il gip, lo scorso 30 marzo, ha rigettato la richiesta e il pm Capone ha quindi impugnato il provvedimento davanti al Riesame di Napoli, chiedendo una nuova valutazione delle misure. A pronunciarsi sarà, a giugno, la decima sezione del Tribunale partenopeo.

La Procura ha impugnato il rigetto delle misure cautelari per le posizioni dei fratelli Luigi Caprio, 57enne, Francesco Caprio, 58enne, Ubaldo Caprio, 56enne, come detto originari di Casal di Principe; per Lorenzo Serino, 67enne di San Nicola la Strada; Pietro Terreri, 60enne di Piedimonte Matese; Pasquale Caprio, 28enne di Sessa Aurunca, e Pasquale Caprio, 28enne, di Caserta; Antonella Biasiucci, 34enne di Caserta; Fabio Leonetti, 49enne, e Silvia Rapuano, 39enne, entrambi di Paupisi; Matteo Iannotti, 43enne di Cerreto Sannita; Giuseppe Canelli, 46enne di Solopaca; Francesco Paolo Alario, 45enne, e Mario Santilli, 65enne, di Caserta; Albano Della Porta, 56enne di Telese Terme; Nello Sauchella, 46enne di Vitulano; Pio Francesco Caprio, 27enne di Caserta; Assunta Trepiccione, 51enne di Casagiove; Filomena Cinzia Fasulo, 59enne di Caserta; Tommaso Benedetto, 43enne di Moiano; Angelo De Simone, 50enne di Tora e Piccilli; Raffaele Di Caterino, 37enne di Grazzanise; Antonio Maisto, 43enne, e Salvatore Maisto, 47enne, di Villa di Briano; Agostino D’Addio, 34enne di Valle di Maddaloni; Vincenzo Izzo, 34enne di Maddaloni; Salvatore Trotta, 45enne di San Giorgio La Molara; Maria Marrone, 66enne di Puglianello; Domenico Vincenzo Maturo, 63enne di San Salvatore Telesino; Romano Landi, 69enne di Mondragone; Pierino Raffaele Piucci, 62enne di Dragoni; e Antonello Pesa, 63enne di Montemiletto.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la forza del cosiddetto ‘Sistema Caprio’ (che prende il nome dai soggetti che lo avrebbero guidato) non risiederebbe soltanto nella rete di imprese legate agli imprenditori originari di Casal di Principe, ma soprattutto nella capacità di costruire nel tempo un sistema stabile di rapporti con professionisti e tecnici. Ingegneri, architetti e geometri ritenuti compiacenti avrebbero rappresentato l’ingranaggio decisivo per orientare le procedure pubbliche, garantendo alle società legate al gruppo un vantaggio competitivo costante.

Gli inquirenti parlano di una vera e propria ‘filiera’ tecnica al servizio del gruppo: professionisti inseriti nelle commissioni di gara o impegnati negli uffici tecnici di vari enti locali, che avrebbero agito – secondo l’accusa – in cambio di denaro o altre utilità. Nel dettaglio, gli accertamenti si concentrano su una serie di appalti pubblici tra il Casertano e il Sannio, ritenuti dagli investigatori espressione del presunto sistema: lavori di manutenzione cimiteriale e interventi di riqualificazione urbana a Castel Campagnano, opere su edifici scolastici e infrastrutture nel territorio di Dragoni, oltre a interventi sulla viabilità e sulla rete fognaria in diversi comuni dell’area.

Ulteriori verifiche riguardano procedure bandite in centri come Caiazzo e altri comuni del comprensorio, nonché incarichi e attività tecniche riconducibili anche all’area industriale dell’Asi di Caserta. In più casi, secondo gli inquirenti, emergerebbero anomalie nelle fasi di gara, con possibili accordi tra imprese e tecnici finalizzati a orientare le aggiudicazioni. Le perquisizioni eseguite nel 2022 hanno rappresentato un passaggio cruciale per l’indagine: computer, telefoni e documenti sequestrati avrebbero consentito di ricostruire la rete di contatti e i flussi economici alla base del sistema.

Proprio da quel materiale la Procura ritiene di aver consolidato un quadro indiziario – respinto in modo netto dal gip – ora al vaglio del Riesame. Resta da capire se i giudici riterranno sussistenti i gravi indizi e le esigenze cautelari indicate dall’accusa o se confermeranno quanto già deciso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Gli indagati, che rischiano la misura cautelare, sono da ritenersi innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva.

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