Ibarbo torna in Italia: l’ex Cagliari riparte dal Pontedera

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Cronache sport calcio
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Victor Ibarbo ha aperto un nuovo capitolo della sua carriera in Italia. L’attaccante colombiano, classe 1990, è un nuovo giocatore del Pontedera e ha scelto di ripartire dalla Serie D dopo l’esperienza con l’Inter Palmira nella seconda divisione colombiana. A convincerlo è stato l’allenatore Peppe Mascara, suo avversario in Serie A e amico di lunga data.

“Mi è mancato tutto di questo Paese”, ha spiegato Ibarbo. “La Sardegna mi ha accolto, Cagliari resterà nel mio cuore. Volevo tornare a giocare in Italia e questa era l’occasione giusta”. L’attaccante ha condiviso il campo con campioni come Totti e ha disputato il Mondiale 2014, ma la sua fama è legata in modo indissolubile a un videogioco.

Ai tempi di FIFA 15 era considerato immarcabile, un’icona virtuale. “Sono diventato più famoso per quel gioco che per la mia carriera. Sui social ricevo ancora decine di messaggi, ma devo sfatare un tabù: non ho mai giocato a FIFA. Ogni tanto mi diverto con altri videogame, ma non sono un fan”.

Il suo arrivo in Italia, nel 2011, non è stato scontato. “Non volevo venire, pensavo facesse troppo freddo. Parlavo con Cuadrado e Zapata all’Udinese e mi dicevano che non c’era mai il sole”. A cambiare le cose è stato l’allora presidente del Cagliari, Massimo Cellino, che volò in Colombia per convincerlo di persona e chiudere l’accordo.

Nel club sardo ha vissuto i suoi anni migliori. Lo spogliatoio era vivace, con Cossu e Dessena che si divertivano a spaventarlo nascondendosi negli armadietti. In campo, ha lasciato il segno con gol memorabili, come quello contro la Sampdoria dopo una corsa di 87 metri. “Ho saltato Marchisio e Barzagli, poi ho segnato. I miei compagni avevano le mani tra i capelli, non ci credevano”.

In quel gruppo c’era anche Davide Astori, con cui ha stretto una profonda amicizia, proseguita anche a Roma. “Ho saputo della sua morte mentre ero in Giappone, è stato un dolore immenso. Lo ricordo felice dopo una cena a base di carne di cavallo, che mi convinse a provare. Era un ragazzo d’oro”.

L’esperienza alla Roma nel 2015, con Rudi Garcia, è stata meno fortunata. “Sono arrivato con tanti problemi fisici, non ero pronto ma nessuno mi ha ascoltato. Ho giocato poco e non ho segnato”. Con il senno di poi, ha ammesso: “Probabilmente non avrei dovuto mai lasciare la Sardegna”.

Dopo la Capitale, ha iniziato un lungo giro del mondo che lo ha portato al Watford, all’Atletico Nacional in Colombia, al Panathinaikos in Grecia e infine al Sagan Tosu in Giappone, dove ha giocato al fianco di Fernando Torres. “In Inghilterra faceva freddo ma ero abituato. In Giappone mangiavamo sempre sushi insieme”.

Oggi, a 34 anni, il suo obiettivo è chiaro: “Voglio continuare a divertirmi in campo e fare gol con il Pontedera”. Nel frattempo, ha già iniziato a studiare per diventare procuratore sportivo.

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